Conoscere la Bigenitorialità e favorirne la migliore applicazione a Bologna – udienza conoscitiva da me richiesta il giorno 10/5/2017

La Convenzione sui diritti per l’infanzia approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il 20-11-1989 stabilisce all’art. 18 comma I:
“Gli Stati parti faranno del loro meglio per garantire il riconoscimento del principio secondo il quale entrambi i genitori hanno una responsabilità comune per quanto riguarda l’educazione del fanciullo e il provvedere al suo sviluppo. La responsabilità di allevare il fanciullo e di provvedere al suo sviluppo incombe innanzitutto ai genitori oppure, se del caso ai suoi tutori legali i quali devono essere guidati principalmente dall’interesse preminente del fanciullo”.
Tali principi sono stati recepiti dall’ordinamento giuridico del nostro paese, con legge di ratifica 76/1991.
La Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (Adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 1979, e ratificata dall’Italia il 10 giugno 1985), che all’art. 5 afferma:
“Gli Stati parte prendono ogni misura adeguata:
b) per fare in modo che l’educazione familiare contribuisca alla comprensione del fatto che la maternità è una funzione sociale e che uomini e donne hanno responsabilità comuni nella cura di  allevare i figli e di assicurare il loro sviluppo”.
L’art. 30 comma I della Costituzione italiana recita:
“E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”.
Infine, la legge n. 54/2006, meglio conosciuta come Legge sull’Affido Condiviso, tradotta nell’art. 337 ter c.c., introduce il principio della bigenitorialità come il diritto soggettivo del bambino affinché possa continuare ad avere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi e a ricevere da ciascuno di essi cura, educazione e istruzione, a prescindere dal rapporto di coppia;
elimina l’assimmetria tra i genitori prima giuridicamente prevista, sancendo la centralità del minore ed il suo superiore interesse;
prevede che con l’affido condiviso, i genitori, in quanto tali, conservino i propri diritti/doveri esercitando entrambi la responsabilità genitoriale; 
estende la tutela educativa e affettiva del bambino agli ascendenti e ai propri parenti di ciascun ramo genitoriale, con i quali ha diritto di mantenere un rapporto significativo;
Non utilizzerò questo breve spazio di un intervento in udienza conoscitiva per fare un excursus della legge o delle degli elementi che hanno portato alla definizione della legge ma vorrei arrivare subito al punto per il quale ho deciso di richiedere questa udienza conoscitiva.
Dal 2006, anno di introduzione della legge sull’affido condiviso, ad oggi sono trascorsi 11 anni. Controllare l’attuazione della legge in questi 11 anni e valutarne gli effetti anche sul nostro territorio deve essere un dovere della politica ed è condizione indispensabile per legiferare in modo puntuale e attento alle richieste dei cittadini tanto più quando queste diventano impellenti e oggetto di sofferenza perché pregiudicano l’equilibrio fisico e psichico dei singoli ed il benessere dei minori e delle relazioni familiari dei quali questi si nutrono.
Si tratta di temi sui quali la politica a mio avviso dovrebbe sempre più giocare un ruolo in anticipo e non come invece spesso accade attendere di essere tirata per la giacchetta dai molti che ne reclamano l’assenza.
La legge 54/2006 sull’affido condiviso rimane tuttora decisamente carente sul piano dell’attuazione e non lo dice la Consigliera Angiuli bensì emerge da un recente rilevamento operato dall’ ISTAT sull’intero periodo 2005-2015 (Report novembre 2016 p. 13) e dalle Valutazioni contenute nella Circolare del Miur n. 5336/2015.
Scrive il MIUR nella circolare citata
“va constatato che, nei fatti, ad otto anni dall’approvazione della legge sull’affido condiviso, questa non ha mai trovato una totale e concreta applicazione anche nella quotidiana ordinarietà della vita scolastica dei minori.
Si invitano, pertanto, le SS.LL. a voler incoraggiare, favorire e garantire l’esercizio del diritto/ dovere del genitore separato o divorziato o non più convivente, anche se non affidatario e/o non collocatario (articoli 155 e 317 c.c.), di vigilare sull’istruzione ed educazione dei figli e conseguentemente di facilitare agli stessi l’accesso alla documentazione scolastica e alle informazioni relative alle attività scolastiche ed extrascolastiche previste dal POF”.
Solo a titolo meramente esemplificativo, si ritiene opportuno segnalare alcune delle azioni amministrative che le istituzioni scolastiche possono porre in essere per favorire la piena attuazione del principio di bigenitorialità a cui ogni minore figlio di genitori separati ha diritto:
inoltro, da parte degli uffici di segreteria delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, di tutte le comunicazioni – didattiche, disciplinari e di qualunque altra natura – anche al genitore separato/divorziato/non convivente, sebbene non collocatario dello studente interessato;
• individuazione di modalità alternative al colloquio faccia a faccia, con il docente o dirigente scolastico e/o coordinatore di classe, quando il genitore interessato risieda in altra città o sia impossibilitato a presenziare personalmente;
• attribuzione della password, ove la scuola si sia dotata di strumenti informatici di comunicazione scuola/famiglia, per l’accesso al registro elettronico, ed utilizzo di altre forme di informazione veloce ed immediata (sms o email).
• richiesta della firma di ambedue i genitori in calce ai principali documenti (in particolare la pagella), qualora non siano in uso tecnologie elettroniche ma ancora moduli cartacei. Si suggerisce, infine, laddove per la gestione di pratiche amministrative o didattiche concernenti l’alunno risulti impossibile acquisire il consenso scritto di entrambi i genitori, ovvero laddove un genitore sia irreperibile, di inserire nella modulistica la seguente frase:
“Il sottoscritto, consapevole delle conseguenze amministrative e penali per chi rilasci dichiarazioni non corrispondenti a verità, ai sensi del DPR 245/2000, dichiara di aver effettuato la scelta/richiesta in osservanza delle disposizioni sulla responsabilità genitoriale di cui agli artt. 316, 337 ter e 337 quater del codice civile, che richiedono il consenso di entrambi i genitori”.
Confida nella disponibilità delle SS.LL per dare l’opportuna diffusione, nelle forme comunicative ritenute più idonee, alle azioni che le singole istituzioni scolastiche possono porre in essere per favorire il rispetto delle norme sopra citate e, soprattutto, per promuovere il rispetto dei diritti educativi dei minori figli di genitori separati/divorziati/non conviventi e non collocatari.”
Il fatto è che l’affido in molti casi non è materialmente condiviso!
A fronte di questo vuoto applicativo sono moltissimi i genitori non collocatari che si rivolgono alle associazioni per reclamare il riconoscimento dei diritti in primis dei figli di poter vivere con entrambi i genitori.
Le comunicazioni inerenti i figli provenienti da diversi enti o istituzioni quali la scuola la parrocchia le aziende sanitarie ed altre non sempre vengono rivolte ad entrambi i genitori. È di poco tempo fa il caso di un genitore che ha appreso dal proprio figlio la notizia che quest’ultimo non fosse stato vaccinato. In questo specifico caso essendo la madre destinataria delle comunicazioni inerenti le vaccinazioni da parte dell’Asl non aveva condiviso con l’altro genitore la decisione di non vaccinare il figlio il quale ha poi informato il padre della non avvenuta vaccinazione.
Ma non sono tanto le situazioni estreme a doverci far sobbalzare quanto quelle che dovrebbero ritenersi normali e che invece spesso si trasformano in un vero incubo per uno dei due genitori.
Credo pertanto sia opportuno attuare tutto quanto in nostro potere per migliorare la qualità della vita e l’educazione della nostra comunità, favorire l’eliminazione di alibi che alimentano e producono deresponsabilizzazione da parte dei singoli, consentire concretamente l’accesso alle informazioni che riguardano i minori da parte di entrambi i genitori, consentire la reale realizzazione del diritto della donna a fruire di pari opportunità nel lavoro e nella vita privata, più in generale abbassare la conflittualità nei rapporti familiari delle coppie separate.
Il registro per la bigenitorialità
E’ uno strumento che permette di annotare formalmente anche la residenza o il domicilio del genitore non “collocatario”. Nella maggior parte delle separazioni, infatti, l’affido dei figli è condiviso, ma la loro “collocazione” prevalente sancisce anche la loro residenza legale. Questo significa che le istituzioni dialogano unicamente con un genitore per tutto quello che riguarda i figli, salute e scuola, ad esempio. Il registro della bigenitorialità permette a entrambi di avere le medesime informazioni.
La mappa dei comuni che stanno adottando il registro è in continua evoluzione. Hanno detto sì città come Verona, Siracusa, Parma, Savona e Bari. Altre hanno detto no, Modena e Cesena, ad esempio.
Alcune stanno discutendo come Torino e Milano. Insomma il massimo dell’incertezza. L’ ‘istituzione di tale registro a Bologna è auspicabile e per questo desidero manifestare la mia intenzioni di depositare un Odg da trattare in Consiglio Comunale per l’istituzione e la regolamentazione del Registro anche a Bologna.
La creazione e l’aggiornamento di un Registro Comunale della Bigenitorialità consentirà a chiunque lavori con i minori nell’esercizio delle professioni socio-sanitarie e delle professioni scolastiche (prestazioni sanitarie, consenso medico-pediatrico, firma pagella, iscrizione scolastica, gestione eventi religiosi, centri estivi ecc.) di inviare ad ambedue i genitori copie delle suddette comunicazioni.
Con la disponibilità di tale Registro, entrambi i genitori del minore avranno la possibilità di annotare la propria diversa domiciliazione legandola al nominativo del proprio figlio, in modo che le diverse istituzioni che si occupano del minore possano conoscere i riferimenti di entrambi i genitori rendendoli partecipi di ogni comunicazione che lo riguardi.
Il registro sarà disciplinato da apposito regolamento e costituirà un segnale di attenzione e di civiltà nei confronti delle persone e delle famiglie, ma soprattutto dei bambini e delle bambine, allo scopo di prevenire motivi di risentimento e ridurre la conflittualità, eliminando squilibri legati all’essere o meno
genitore co-residente.