A Trento dal 2012 un progetto che favorisce convivenze molto salutari

“Dal 2012 a Trento alcuni richiedenti asilo convivono in case private con persone con problemi psichiatrici: danno un supporto relazionale, in cambio di un contributo che può arrivare a 723 euro al mese. Per le persone fragili è un guadagno enorme in qualità della vita, tanto che dall’area salute mentale il Comune ora ha esteso il progetto a anziani, minori e persone con disabilità.”

Il progetto si chiama “Amici per Casa” ed è partito nell’autunno 2012, sulla scia della prima ondata di emergenza migranti provenienti dalla Libia.
I profughi e i richiedenti asilo vengono segnalati dal circuito Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) (costituito dalla rete degli enti locali che per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo), seguono un corso di formazione e un tirocinio, vivono insieme a persone con problematiche psichiatriche o con lunghe storie di emarginazione, ricevendo dal Comune un contributo che può arrivare fino a 723 euro al mese. Questo progetto nasce dall’intuizione e dalla determinazione di alcuni responsabili dei servizi comunali che gli immigrati non sono un soggetto fragile da accudire o un mero problema da risolvere: gli immigrati qui sono diventati una risorsa preziosa per il welfare locale. Arrivano prevalentemente dall’Africa, hanno un’età media di 37 anni e non hanno un reddito né un tetto.
Gli accolti, invece, sono in primis persone con problemi psichiatrici, che nei servizi tradizionali non trovano risposte ai loro bisogni. Le persone firmano un patto e vanno a vivere insieme, in case vere di cui curano la gestione quotidiana.

“Una persona che trascorreva più tempo in ospedale che fuori, ha ridotto i ricoveri a 5/6 all’anno. Un’altra è riuscita a costruire un vero e proprio progetto di vita indipendente e gli accoglienti sono diventati “badanti”, con contratti regolari. C’è chi ha riconquistato la cura di sé e con la propria persona, mentre una donna è stata affiancata da due ragazzi africani che avevano fatto come lei vita di dormitori: l’hanno ri abituata alla casa e sono riusciti addirittura poi a seguirne l’inserimento in una struttura per anziani dopo che le è stato diagnosticato un tumore.

Perché il modello di Trento è vincente?  Perché basato sul riconoscimento che esiste un “sapere esperienziale” degli utenti dei servizi di salute mentale e dei loro famigliari. A questo si aggiunge la convinzione che «chi ha vissuto tanti problemi, come i richiedenti asilo, è più capace di stare vicino a chi soffre» e sul fatto oggettivo che «le culture di provenienza di profughi e richiedenti asilo sono meno stigmatizzanti della nostra rispetto alla diversità e alla fragilità», afferma Renzo De Stefani, responsabile del servizio di salute mentale di Trento, il primo a scommettere sull’idea.

L’esito per il Comune è sorprendente se pensiamo all’importante riduzione dei costi. Il focus dev’essere la qualità della vita dei cittadini e solo per questo il progetto sarebbe vincente ma, tuttavia, la riduzione di costi è talmente evidente che è impossibile tornare indietro: con il contributo massimo si arriva a 23 euro al giorno!!! contro gli almeno 100 euro di qualsiasi struttura assistenziale. Il Comune di Trento su questo progetto ha deciso così di andare avanti: dalle prime convivenze sperimentali fatte tra richiedenti asilo e persone dell’area salute mentale, il 2015/16 è stato l’anno dell’introduzione di nuove forme di assistenza: la convivenza diurna, per persone che hanno bisogno di un sostegno solo in alcune ore della giornata, con l’accogliente che va al domicilio della persona accolta, ed il coinvolgimento di nuovi target: anziani, minori e persone con disabilità, anche in vista del “dopo di noi”. Anche alcuni italiani hanno fatto il corso e sono diventati accoglienti. Questa è una frontiera su cui il Comune di Trento ha già espresso l’intenzione di continuare ad investire.
A mio avviso, vista anche l’emergenza migranti che la nostra città certamente si troverà a gestire nei prossimi mesi e anni, è necessario che progetti come questo vengano messi in cantiere e da subito anche a Bologna. Per questo motivo ho ritenuto utile condividere con il Consiglio questo breve resoconto uscito sulla rivista vita.it ed è mia intenzione raccogliere tutta la documentazione di supporto per poter favorire la replicazione del progetto a Bologna con i necessari adeguamenti, coinvolgendo nei prossimi giorni anche all’assessore Rizzo Nervo.

Il futuro, dicono da Trento ed è cosa nota anche a noi, sarà sempre meno delle comunità ad alta protezione, costosissime e di scarsa utilità, e sempre più di queste forme imperniate sull’accoglienza e la convivenza tra pari».
Il valore aggiunto è proprio l’integrazione reale e sul campo fra sociale e sanitario. Per questo auspico che la Città di Bologna già così attiva nelle progettualità a sostegno del sociale possa guardare a questo progetto con grande attenzione e replicarlo qui a Bologna.

Qui l’articolo della rivista online Vita dove potete trovare un resoconto più esteso
http://www.vita.it/it/article/2017/01/04/trento-quelle-convivenze-molto-salutari/142064/

“Le imprese e i commercianti sono la vera forza di Bologna”

Un servizio di Gabriele Morelli andato in onda al telegiornale di TRC.TV

Artigianato bolognese e marchi di lusso.

UNA MIA INTERVISTA ANDATA IN ONDA IL 22 MAGGIO NELLA RUBRICA TREND, IL SETTIMANALE DI TRC TV CONDOTTO DA FEDERICA GALLI.

In occasione dell’evento 3A RELOADED si è discusso molto delle PMI del comparto moda a confronto con i grandi marchi per fare rete e rilanciare il brand Made in Bologna.

D: Oggi più che mai i grandi marchi sono alla ricerca di piccole imprese specializzate in prodotti innovativi e lavorazioni ad alto tasso di artigianalità. Il mercato c’è, ma c’è ancora molto da fare.

I: C’è molto da fare perché l’impresa è molto orientata al prodotto ma meno orientata agli aspetti organizzativi interni e alle competenze di cui si deve dotare per relazionarsi con le griffe. È anche vero che molte griffe si relazionano attraverso figure che sono molto orientate a cercare il prezzo e non la qualità. Quindi bisogna trovare il giusto equilibrio per valorizzare figure intermedie, i cosiddetti facilitatori e i consulenti, che aiutano a decodificare le informazioni e riescono, con le loro competenze, a far parlare meglio i fornitori con le griffe. C’è tantissimo terreno su cui lavorare che è ancora inespresso: sappiamo che il Made in Italy è un brand e che questo è ricercato a livello internazionale insieme al saper fare e al saper fare artigiano. Abbiamo tutte le doti e tutti gli asset per riuscirci, dobbiamo spingere un po’ di più sulla comunicazione e sulle competenze “soft” di cui ancora non ci dotiamo.

Nei prossimi anni, grazie all’impegno delle imprese e delle associazioni di categoria, la città di Bologna può lavorare sodo per rilanciare intelligentemente il brand Made in Bologna, perché possiede e fonda i suoi valori sull’AUTENTICITÀ e la STORIA, che sono le caratteristiche più ricercate dagli investitori del lusso.

Qui il video (minuti 18:30-22:57)

 

Imprese, giovani e cultura. Le mie priorità per Bologna.

UNA MIA INTERVISTA PUBBLICATA SULLA RIVISTA DIGITALE IO L’IMPRESA DEL MESE DI MAGGIO 2016.

Perché hai deciso di correre per il Consiglio comunale di Bologna?

Ho deciso di mettere a servizio della città le mie competenze, maturate in oltre 15 anni di esperienza nel settore dell’assistenza e dello sviluppo delle piccole imprese, sui temi dell’innovazione manageriale e dell’internazionalizzazione. Sono abituata a lavorare per progetti e per stati di avanzamento. Ritengo che si tratti di un approccio utile anche a migliorare i servizi della Pubblica Amministrazione verso cittadini e imprese. Sono convinta che l’inserimento di figure come la mia all’interno di un contesto politico e istituzionale rappresentino una boccata d’aria fresca per l’Amministrazione di Bologna.

Raccontaci la tua storia personale.

Sono nata a Bari e ho 42 anni. Laureata a Napoli in Economia e Commercio, ho conseguito un Master a Bologna in Organizzazione e Sviluppo Economico. Dopo aver maturato un’esperienza come consulente presso il Comune di Bologna nel Settore Economia, ho lavorato in CNA Emilia Romagna come responsabile dell’Ufficio Internazionalizzazione e di alcuni settori tipici del Made in Italy e della creatività (moda, alimentare e artigianato artistico tradizionale). Attualmente seguo gli stessi settori e la giovane impresa per la CNA di Bologna, occupandomi principalmente della realizzazione di progetti a sostegno dei giovani imprenditori per la nascita e lo sviluppo di start up. Nel 2014 sono stata responsabile Università, Cultura e Ricerca del PD di Bologna.

Quali sono i temi principali su cui ti vuoi dedicare se eletta in Consiglio comunale?

Le tre parole chiave su cui ruota il mio impegno sono i giovani, le imprese e la cultura.

Tre progetti che ti piacerebbe portare avanti se eletta e tre criticità di Bologna che vorresti risolvere.

A mio avviso i punti critici su cui occorre lavorare sin da subito riguardano i regolamenti relativi agli adempimenti per le imprese. Una burocrazia che tende ad aumentare anziché diminuire rappresenta un grande disincentivo a fare impresa e a farla nel modo corretto. Vanno semplificati i regolamenti e ridotti sensibilmente i controlli ex ante, vanno dati tempi brevi e certi di risposta da parte della P.A., occorre fare controlli ex post sulla base di indicazioni chiare e fruibili on line.
Un’altra criticità riguarda le aree di sosta e gli accessi nelle aree pedonali del centro. Sostengo fermamente il lavoro svolto per migliorare la qualità dell’aria disincentivando l’utilizzo di automezzi privati, ma d’altra parte occorre facilitare chi deve entrare in centro per lavoro (anche per soste brevi) e i cittadini con problemi di mobilità (ad esempio disabili e anziani).
Sulla sicurezza e sulla percezione di insicurezza da parte dei bolognesi in alcune zone cosiddette “a rischio” della città credo infine che l’amministrazione abbia preso atto di alcune problematiche. Più in generale occorre rivedere alcuni aspetti della vita cittadina e rivitalizzare la vita dei quartieri: maggiori controlli e promozione di attività culturali e di socializzazione che il comune, in accordo con cittadini ed operatori commerciali, deve sempre più incoraggiare. Tre grandi idee che sarà mia premura promuovere sul territorio bolognese sono in primis un progetto per l’avvio di nuove imprese; poi una proposta per lo sviluppo dei mercati esteri e dell’innovazione per le piccole imprese con potenziale e che il Comune / Città Metropolitana potrebbe agevolare con i fondi di cui verrà dotato per lo sviluppo economico (penso ad esempio al sostegno delle botteghe artigiane che rappresentano anche un volano del turismo in città); infine mi piacerebbe lanciare un tavolo permanente per gli operatori culturali della Città al fine di evitare le sovrapposizioni e qualificare i diversi quartieri per specifiche e distintive proposte culturali in grado di attirare oltre ai cittadini anche turisti e visitatori.

Cosa significa oggi l’impresa e l’imprenditoria per Bologna?

Fare e sostenere l’impresa equivale a continuare ad assicurare benessere economico e sociale per tutto il territorio. L’impresa diffusa è stata il motivo della coesione sociale di Bologna e la crisi ha rischiato di spezzare questi legami anche dal punto di vista sociale. Se c’è più impresa c’è più benessere. Su questo non c’è dubbio.
Inoltre l’impresa è in sé una bottega dove si sviluppano competenze e questo consente anche una formazione continua dei nostri cittadini.

Pensi che per i giovani a Bologna ci siano opportunità sufficienti oppure occorra ancora molto altro?

Bologna è sicuramente un polo attrattivo per studenti e giovani professionisti di tutta Italia e stranieri. Da sempre offre diverse opportunità sia formative che lavorative in relazione con la richiesta delle imprese locali. Dopo un periodo nel quale era maturato un disinteresse da parte dei giovani nei confronti dei mestieri artigiani e della formazione tecnica, oggi assistiamo a un rinnovato interesse e in primis da parte delle imprese che non sempre riescono a trovare personale specializzato. Pertanto vorrei che il Comune investisse molto di più nella formazione sia tecnica che umanistica dei nostri giovani anche favorendo le imprese che accolgono in formazione / tirocinio e apprendistato queste figure.
Inoltre vanno sostenute e incentivate le professioni creative: credo che Bologna debba tornare ad investire su settori come la moda e le arti dove l’approccio al design e alla comunicazione è importante tanto quanto l’approccio manifatturiero.
Infine per l’avvio di nuove imprese si può puntare su finanziamenti, servizi e altre misure che rendano profittevole fare nuove imprese ed investire su quelle esistenti che necessitano di una trasmissione.

Due temi caldi per Bologna sono la sicurezza e la mobilità: cosa ne pensi e quali interventi sarebbero necessari?

Il tema della sicurezza viene sempre accostato al tema del degrado sia nelle periferie che nel centro (per esempio piazza Verdi), io credo che siano due argomenti distinti. Bologna viene percepita come una città poco sicura ma di fatto non assistiamo ad un fenomeno di criminalità dilagante: piuttosto possiamo parlare di episodi di microcriminalità e violenza gratuita che vanno contrastati con maggiori controlli e sorveglianza nelle zone calde, anche chiedendo di rispettare le regole nel momento in cui queste vengono infrante.
Bologna però sta salendo agli onori della cronaca anche per le infiltrazioni mafiose. Non abbassare la guardia e formare tecnici sempre più specializzati e in grado di contrastare questo fenomeno che colpisce anche e soprattutto appalti e contratti della Pubblica Amministrazione. Il tema della mobilità è un tema complesso da trattare e sul quale c’è ancora molto da fare. Si ha come la sensazione a Bologna di vivere all’interno di un cantiere infinito. Per questo motivo la nuova amministrazione avrà l’onere di completare i lavori avviati ma pure di rendere più razionale, intelligente e sostenibile il servizio di trasporto pubblico affinché sia in grado di servire i cittadini sulle tratte e negli orari nei quali si concentrano i bisogni, possibilmente ragionando su un sistema integrato tra Tper e il servizio di trasporto pubblico erogato da Taxi e da NCC.
Sottoscrivo in pieno il lavoro svolto sui T Days e sullo sviluppo e promozione di tutti gli strumenti di mobilità alternativa e sostenibile come il bike sharing, la tangenziale delle bici e il car pooling. Anche su questi aspetti, per andare incontro ai bisogni dei ciclisti e delle persone che usufruiscono di tali servizi, punterei sulla realizzazione di nuovi servizi di ricovero e di sosta dei mezzi.

Per rendere Bologna ancora più attrattiva sia verso i flussi turistici ma anche verso aziende e capitali che qui vorrebbero investire, cosa occorre?

Occorre puntare sull’innovazione delle imprese e soprattutto quelle che operano in ambito turistico, spingendole ad erogare servizi sempre più qualificati, attrattivi e distintivi rispetto ad altre città europee ed extraeuropee.
Puntare sul patrimonio immateriale e i beni intangibili, sull’Arte, sulla Cultura e sul nostro incredibile Paesaggio per rendere l’esperienza bolognese un’esperienza indimenticabile.
Bisogna poi continuare a lavorare su una programmazione pluriennale di sistema pubblico – privato e dotare l’agenzia Bologna Welcome delle risorse necessarie per continuare ad operare secondo gli indirizzi indicati.

clicca qui per vedere la videointervista a ISABELLA ANGIULI e all’Assessore MATTEO LEPORE.

Lo Sport a Bologna: molto più di un’opportunità.

Oggi ho partecipato all’iniziativa VIVI LO SPORT – la festa della Polisportiva Pontevecchio.

È una delle società sportive più numerose di Bologna: cura la gestione di 21 impianti sportivi in città dal 1957, proponendo un’offerta che conta 22 discipline, attività ricreative, progetti scolastici e campi estivi per bambini, adulti e anziani.

Lo sport è sicuramente la disciplina che più di tutte è in grado di creare comunità e l’offerta multidisciplinare e ricreativa della Polisportiva e in generale delle società sportive e delle associazioni è importante per recuperare e diffondere la cultura dello stare insieme sia per i giovani che per tutte le fasce di età della popolazione bolognese.
Investire nello sport, grazie anche a politiche mirate, può accrescere in termini di sviluppo sociale ed economico il benessere della città di Bologna.
In questo incontro abbiamo parlato di integrazione: un pensiero va ai disabili e alle comunità migranti, perché lo sport riesce ad abbattere le barriere spesso più di ogni altra attività sociale.
La Polisportiva, come tutte le altre società, rappresenta una risorsa per il nostro territorio e la sfida più grande sarà affermarsi ancora di più come bene comune.
“La Pontevecchio è un format da brevettare – dice Manuela Verardi – un esempio di impresa in salute”.

Lo sport così è come un’impresa: necessità di una grande organizzazione, sia per difendere i fini manageriali sia per diffondere coesione sociale.
La prossima amministrazione dovrà impegnarsi a garantire condizioni migliori e non solo per gli atleti, i volontari e i dirigenti delle società sportive. Ma anche e sopratutto per i nostri giovani, per evitare che si isolino. Investire su luoghi fisici di aggregazione, infatti, vuol dire favorire la relazione sociale. Una relazione che sia anche transgenerazionale, che veda gli anziani impegnati in attività ricreative e sportive per il proprio benessere e che trasformi l’impegno in opportunità.

Un altro tema affrontato è stato quello del lavoro: in questo senso lo
Sport è lavoro e cultura e allo stesso tempo l’opportunità formativa di apprendere un metodo mentale e una disciplina per affrontare le sfide professionali del futuro.

Per i prossimi anni occorre dare priorità ai bandi, alla manutenzione e alla nuova impiantistica, alla rigenerazione di spazi urbani con strutture e costi sostenibili per la collettività. Per garantire benessere e portare avanti i valori fondanti la comunità.

Efesti.com presenta Carapace Project

Efesti

Venerdì 6 maggio sarò in via Oberdan 22, presso gli spazi del TIM#Wcap Accelerator di Bologna per parlare delle nuove tecnologie nel campo della moda e del design.

In questa occasione Efesti.com presenterà CarapaceProject, l’innovazione nel campo di gioielli e accessori stampati in 3D.

Una serata che vedrà diversi interventi da parte di professori universitari, artigiani professionisti del settore, imprenditori del made in Italy e rappresentanti di categoria.

Ti aspetto Venerdi 6 maggio alle 17:00 in via Oberdan 22 , non mancare!

#isabellacorre – le priorità

“Chi governa deve insistere, scommettere, ambire: difendere e valorizzare l’immagine di Bologna e il suo prezioso capitale umano. Che altrimenti rischieremmo di perdere.”

I BISOGNI DEI  CITTADINI
Commercianti, imprenditori e studenti bolognesi stanno cambiando ed è importante saper ascoltare con attenzione cosa ci chiede la città e non lasciarla sola. La prossima amministrazione deve necessariamente puntare su politiche di sviluppo chiare per il rilancio della città e della sua economia nei prossimi anni. Bisogna difendere le tradizioni e i valori su cui si impernia il nostro patrimonio culturale, riorganizzare e spingere l’imprenditoria e il commercio diffusi, investire sulla manifattura bolognese, incentivare la partenza di nuove realtà imprenditoriali, sostenere giovani donne e uomini e le loro idee, metterle in relazione e creare valore e occupazione, rivalutare le imprese storiche e favorirne il ricambio generazionale. Lavorare tutti per accrescere la competitività delle imprese Made in Bologna impegnandoci per l’avvio delle start up e per la semplificazione della burocrazia, agevolando gli investimenti in nuove tecnologie digitali e facilitando l’accesso alla formazione.

UNA COMUNITÀ ACCOGLIENTE
I bolognesi meritano una città in cui l’aria sia respirabile e pulita, una città vivibile nel suo centro storico così come in tutti i quartieri, dove le piazze e gli spazi comuni ritornino ad essere luoghi di socialità, appartenenza, amicizia. La sostenibilità è la misura in cui una buona amministrazione, insieme ai cittadini e alle associazioni, sappia prendersi cura delle risorse di Bologna declinando temi importanti quali mobilità, infrastrutture, sicurezza, ambiente per migliorare la qualità della vita e favorire l’erogazione di servizi efficienti e a basso impatto ambientale. È fondamentale promuovere una logistica intelligente favorendo i collegamenti strategici e l’uso di mezzi non inquinanti; rispettare l’ambiente sostenendo l’attuazione di piani di risparmio energetico, verde pubblico, orti urbani e gestione dei rifiuti; monitorare la sicurezza e la tutela dei cittadini e dei lavoratori, promuovendo una lotta serrata all’illegalità, all’abusivismo e alla contraffazione.

UNA CITTÀ ATTRAENTE
Bologna è e deve diventare sempre più un polo attrattivo per chi qui decide di trasferirsi, vivere, mettere su famiglia, studiare, investire. L’identità di Bologna si respira nella bellezza del patrimonio artistico e culturale e ancor di più nella creatività dei nostri talenti: eccellenze che operano nella cultura, nell’arte, nella moda, nel design, nell’alimentare e altri settori e che hanno bisogno di un supporto ancora più forte dell’amministrazione per avere maggiore visibilità. Vivere la comunità, nella ricchezza delle sue diversità, vuol dire creare le condizioni per favorire gli incontri, lavorare duro per promuovere il territorio con strumenti e politiche adeguate e mirate ad accrescere il turismo, portare imprenditori ad investire sulla nostra manifattura di qualità, trasformare il “Fatto a Bologna” nel volano dell’economia bolognese in Italia e nel mondo, è diffondere la cultura dell’economia di vicinato, dare valore alle piccole botteghe artigianali e commerciali, alle nuove professioni, rinnovare e rafforzare le relazioni tra imprese virtuose e Università.

 

#isabellacorre – il mio impegno

“Le grandi rivoluzioni nascono dal basso, dalla cooperazione, dai processi di inclusione sociale ed economica e soprattutto dalla capacità di dialogare tra mondi anche diversi e di fare rete, e i bolognesi sono da sempre l’espressione più alta dell’energia e dell’impegno che tali processi richiedono“.

In questi anni ho messo in campo entusiasmo e professionalità per agevolare il dialogo tra giovani, artigiani, piccole e medie imprese, amministratori, espressione sì di interessi diversi ma tutti parte attiva del nostro territorio. Ciò che ho imparato a conoscere mi fa sperare in bene, ma credo debba essere fatto ancora molto per affinare la capacità di ascolto di quei soggetti privati che sono un’antenna importante dei cambiamenti della nostra città.
È nostro diritto pretendere che l’amministrazione favorisca ulteriormente la partecipazione dei cittadini e migliori gli strumenti di dialogo per elevare la qualità della vita e dei servizi; è nostro dovere d’altro canto coltivare le relazioni umane, la bellezza dei luoghi e delle relazioni tra chi li vive, e contribuire alla rigenerazione della nostra città.
È un impegno che voglio assumere, insieme a tutti voi per restituire con altrettanta generosità ciò che finora la città di Bologna e chi qui vive e progetta il suo futuro ha dato a me e a tutti noi.

 

Remixare la cultura. Bologna lo stai facendo bene!

Museo Tolomeo, Sala Wunderkammer
Museo Tolomeo, Sala Wunderkammer

People Make Museums. È lo slogan di MuseoMix, un bando internazionale per la realizzazione di un progetto di museologia digitale che offre l’opportunità di mettere in rete persone e luoghi per ripensare il museo come spazio di progettualità e sperimentazione. Nel 2015 MuseoMix ha visto nascere, proprio a Bologna, la sua prima community italiana di professionisti nel settore dell’arte e della creatività, makers, imprenditori e comunicatori impegnati nella condivisione di competenze, visioni e vocazione innovativa per “remixare” il concetto di museo e fruizione interattiva dell’offerta culturale della città.

Le persone fanno i musei. Lo sanno bene Fabio Fornasari e Lucilla Boschi, direttore artistico e curatrice del Museo Tolomeo – Istituto dei Ciechi “Francesco Cavazza” di Bologna, candidato all’edizione italiana di MuseoMix2016.

L’esperienza di Museo Tolomeo nasce come esigenza di recupero e restituzione della storia e della memoria dell’Istituto Cavazza, luogo di conoscenza, innovazione, emancipazione e inclusione sociale per non vedenti e ipovedenti, offrendo da sempre opportunità di studio, integrazione e realizzazione professionale mediante le tecnologie più all’avanguardia. Da non perdere il viaggio sensoriale nella Sala Wunderkammer, uno spazio intimo e in penombra che ospita una collezione di dispositivi di lettura e scrittura progettati da persone non vedenti per poter studiare e lavorare.

Perché nessuno deve rimanere indietro.

Perché la cultura che ci piace è fatta di persone che si mettono in relazione con altre persone,  che mettono in gioco idee e professionalità per valorizzare una città che salda le sue radici in una storia rivoluzionaria di libertà e indipendenza e che si rigenera nel tempo facendo di se stessa lo spazio di negoziazione tra arte e artigianato, e luogo di affermazione del cambiamento.

E tu, Bologna, lo stai facendo bene.

Puntare e investire sul Made In, così Bologna può diventare capitale

Il mio punto di vista in un articolo pubblicato sulla rivista digitale “IO L’IMPRESA” del mese di marzo 2016

Uno dei punti di forza per l’economia bolognese è certamente il “Made in”, un concetto esteso che comprende molti settori: dall’alimentare all’artistico, dalla moda al turismo. Ma che può tranquillamente estendersi ad altri ambiti produttivi e di servizio, in cui il “fatto a Bologna” è un marchio che dà forza e valore.
Certamente il sostegno al “Made in Bologna” dovrà essere uno dei cardini dell’attività amministrativa della futura Giunta Comunale: rafforzare questo comparto significa non solo portare ricchezza e occupazione, ma potenziare l’immagine di Bologna e della sua area metropolitana a livello nazionale e internazionale. Le aziende artigiane e le piccole e medie imprese sicuramente sono le protagoniste quando si parla di “Made in Bologna” e le imprese giovani o di nuova costituzione possono dare, e già lo stanno dando, un grande valore aggiunto a tutti i settori prima elencati.
Dunque quale può essere l’impegno che il futuro Sindaco e la futura Giunta possono dedicare a sostegno del “Made in Bologna”?

Certamente dare risalto alla proposta di valore delle imprese del “Made in”, favorendo la loro attività e sostenendo le nuove imprese che vorrebbero nascere, mettendo in vetrina a livello mondiale le loro eccellenze, mettendole in vetrina a livello locale con segnaletica adatta e strumenti digitali funzionali per fornire una mappatura completa ai turisti che le vogliono conoscere o acquistare i loro prodotti. Molto importante sarà un sostegno al ricambio generazionale in impresa, che può portare nuova linfa a imprese storiche. Occorrerà sviluppare nuovi luoghi di lavoro condivisi che consentano la nascita di professioni animate da community manager. Andrà dato un forte riconoscimento alle imprese culturali e creative, che rappresentano già una forte ricchezza per il territorio, ma potrebbero esserlo ancora di più. Andrà utilizzata la tassa di soggiorno per il rafforzamento del sistema turistico in condivisione con il sistema imprenditoriale locale. Si dovrà favorire la diffusione del wi-fi gratuito e aperto. Andrà sostenuto e rafforzato il rapporto tra l’Università e le imprese in grado di sostenere l’innovazione tecnologica. Dovrà essere messo un impegno a tutto campo per il contrasto all’illegalità, all’abusivismo e alla contraffazione. Dovranno essere rimossi gli ostacoli che impediscono la creazione di strumenti per l’imprenditoria femminile, e infine, bisognerà sviluppare con urgenza un piano per la riqualificazione della manifattura tradizionale di qualità.

Il settore del Made in Italy, come ha dimostrato l’indagine Cna Bologna, ha molti volti: per un alimentare in decisa salute c’è una moda che continua a soffrire; i dati sull’afflusso turistico parlano di un aumento in questi ultimi mesi, Cna ha contribuito con manifestazioni di successo quali “Cioccoshow” e “Regali a Palazzo”. Insomma, occorre investire sul “Made in Bologna”, le imprese e le associazioni economiche lo stanno facendo, le Istituzioni locali hanno sviluppato importanti progetti, il 2016 può essere l’anno in cui tutto questo viene messo a sistema, ulteriormente sviluppato e Bologna può diventare un punto di riferimento culturale, spettacolare, turistico e imprenditoriale di livello mondiale. Come merita di essere.