Il principio della Bigenitorialità e misure atte a garantirlo

Intervento di inizio seduta Consigliera Angiuli del 15 maggio 2017 e testo dell’Ordine del Giorno depositato 

La Convenzione ONU sui diritti per l’infanzia del 1989 e ratificata in Italia nel 1991, stabilisce all’art. 18 comma I:

“Gli Stati parti faranno del loro meglio per garantire il riconoscimento del principio secondo il quale entrambi i genitori hanno una responsabilità comune per quanto riguarda l’educazione del fanciullo e il provvedere al suo sviluppo. La responsabilità di allevare il fanciullo e di provvedere al suo sviluppo incombe innanzitutto ai genitori … i quali devono essere guidati principalmente dall’interesse preminente del fanciullo”.

La Convenzione ONU sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna del 1979 e ratificata in Italia nel 1985) all’art. 5 afferma:

“Gli Stati parte prendono ogni misura adeguata:

b) per fare in modo che l’educazione familiare contribuisca alla comprensione del fatto che la maternità è una funzione sociale e che uomini e donne hanno responsabilità comuni nella cura di allevare i figli e di assicurare il loro sviluppo”.

L’art. 30 comma I della Costituzione italiana recita: “E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”.

Infine, la legge n. 54/2006, meglio conosciuta come Legge sull’Affido Condiviso, tradotta nell’art. 337 ter c.c., introduce il principio della bigenitorialità come il diritto soggettivo del bambino affinché possa continuare ad avere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi e a ricevere da ciascuno di essi cura, educazione e istruzione, a prescindere dal rapporto di coppia;

elimina l’asimmetria tra i genitori   sancendo la centralità del minore ed il suo superiore interesse;

prevede che con l’affido condiviso, i genitori, in quanto tali, conservino i propri diritti / doveri esercitando entrambi la responsabilità genitoriale; 

estende la tutela educativa e affettiva del bambino ai parenti con i quali ha diritto di mantenere un rapporto significativo;

Arrivo dunque al cuore di questo mio intervento.

Dal 2006, anno della legge sull’affido condiviso, ad oggi sono trascorsi 11 anni. Controllarne l’attuazione concreta in questi 11 anni e valutarne gli effetti anche sul nostro territorio credo sia un dovere morale della politica ed è condizione indispensabile per legiferare in modo puntuale e attento alle richieste dei cittadini tanto più quando queste diventano impellenti e oggetto di sofferenza.

Che la legge 54/2006 sull’affido condiviso rimanga tuttora carente sul piano dell’attuazione non è una mia opinione personale bensì emerge da un recente rilevamento operato dall’ ISTAT sull’intero periodo 2005-2015 (Report novembre 2016 p. 13) e dalle Valutazioni contenute nella Circolare del Miur n. 5336/2015.

scrive il MIUR:

“va constatato che, nei fatti, ad otto anni dall’approvazione della legge sull’affido condiviso, questa non ha mai trovato una totale e concreta applicazione anche nella quotidiana ordinarietà della vita scolastica dei minori.”

Il MIUR invita i dirigenti scolastici ad incoraggiare, favorire e garantire l’esercizio del diritto / dovere del genitore separato o divorziato o non più convivente, anche se non affidatario e/o non collocatario (articoli 155 e 317 c.c.), di vigilare sull’istruzione ed educazione dei figli e conseguentemente di facilitare agli stessi l’accesso alla documentazione scolastica e alle informazioni relative alle attività scolastiche ed extrascolastiche previste dal POF”.

A titolo meramente esemplificativo, il MIUR segnala alcune azioni amministrative che si possono porre in essere per favorire la piena attuazione del principio di bigenitorialità:

  • inoltro di tutte le comunicazioni – didattiche, disciplinari e di qualunque altra natura – anche al genitore separato/divorziato/non convivente non collocatario;
  • individuazione di modalità alternative al colloquio faccia a faccia, con il docente o dirigente scolastico e/o coordinatore di classe, quando il genitore interessato risieda in altra città o sia impossibilitato a presenziare personalmente;
  • attribuzione della password per l’accesso al registro elettronico, ed utilizzo di altre forme di informazione veloce ed immediata (sms o email).
  • richiesta della firma di ambedue i genitori in calce ai principali documenti (in particolare la pagella) e in caso di genitore irreperibile dichiarazione da parte del genitore collocatario di aver effettuato la scelta consapevole delle disposizioni sulla responsabilità genitoriale del codice civile, che richiedono il consenso di entrambi i genitori”.

Confida infine nella disponibilità dei dirigenti a dare l’opportuna diffusione alle azioni che le istituzioni scolastiche possono porre in essere per favorire il rispetto delle norme citate e, soprattutto, promuovere il rispetto dei diritti educativi dei minori figli di genitori separati/divorziati/non conviventi e non collocatari.”

L’affido dunque in molti casi non è materialmente condiviso! Molti sono i casi dei genitori, in larga parte padri, che pur essendo disponibili ad esercitare appieno la propria funzione genitoriale, si vedono negata questa possibilità. 

E’ opportuno precisare che mi riferisco alla fattispecie dell’affido condiviso e non certo a situazioni nelle quali il giudice tutelare abbia limitato la potestà di uno dei genitori.

Esiste in primis un difetto di comunicazione. È di poco tempo fa il caso di un genitore che ha appreso dal proprio figlio la notizia che quest’ultimo non fosse stato vaccinato, in quanto la madre, destinataria delle comunicazioni sanitarie, aveva scelto in autonomia.

Ma non sono tanto le situazioni estreme a doverci far sobbalzare, peraltro gestite con grandissima professionalità da parte dei servizi del Comune di Bologna, come abbiamo potuto apprendere nel corso dell’U.C. di martedì scorso, bensì quelle che dovrebbero ritenersi normali e che invece spesso si trasformano in un incubo per uno dei due genitori; si moltiplicano i casi di padri (percentualmente il fenomeno riguarda prevalentemente loro) che con la separazione si ritrovano ai margini della società, in situazioni di indigenza economica e psicologica e negati della presenza del figlio che fino ad un momento prima della separazione era una costante della propria vita e che si rivolgono alle associazioni dei papà separati per essere assistiti gratuitamente per veder riconosciuti i diritti del bambino come i propri.  

La stampa nei giorni scorsi ci ha raccontato di quei padri che si rivolgono allo sportello della Caritas e la stessa Cassazione, il 10 maggio scorso, ha stabilito in una sua sentenza che il diritto all’assegno di divorzio è condizionato dalla mancanza di «mezzi adeguati» dell’ex coniuge o, comunque, dell’impossibilità dello stesso «di procurarseli per ragioni oggettive» dando così ragione al marito che non godeva più dello status economico di un tempo.

E’ invece la Corte di Giustizia europea a stabilire che le autorità nazionali devono sanzionare la mancata cooperazione di uno dei genitori, non solo, gli Stati sono tenuti a prendere decisioni rapide perché il fattore tempo può avere conseguenze irreparabili nelle relazioni con i figli.

Credo pertanto sia opportuno che anche l’Amministrazione comunale di Bologna attui tutto quanto in proprio potere per migliorare la qualità della vita e l’educazione dei cittadini, favorire l’eliminazione di alibi che alimentano e o producono de-responsabilizzazione da parte dei singoli e al contempo consentire concretamente l’accesso alle informazioni che riguardano i minori da parte di entrambi i genitori, così come la reale realizzazione del diritto della donna a fruire di pari opportunità nel lavoro e nella vita privata e più in generale ridurre i motivi di conflittualità nei rapporti familiari delle coppie separate.

Per queste ragioni presento un odg per iter ordinario avente  ad oggetto l’istituzione a Bologna del cd. registro per la bigenitorialità. 

Uno strumento che permette di annotare formalmente anche la residenza o il domicilio del genitore non “collocatario”. Nella maggior parte delle separazioni l’affido dei figli è condiviso ma la loro “collocazione” prevalente sancisce anche la loro residenza legale. Da quel momento le istituzioni dialogano unicamente con il  genitore collocatario per tutto quello che riguarda i figli.

Il registro della bigenitorialità permette a entrambi di avere le medesime informazioni (prestazioni sanitarie, consenso medico-pediatrico, firma pagella, iscrizione scolastica, gestione eventi religiosi, centri estivi ecc.). 

L’annotazione del doppio domicilio non incide minimamente sulla sentenza di affido e ha il mero obiettivo di favorire le comunicazioni inerenti il bambino ad entrambi i genitori consentendo anche di prevenire motivi di risentimento e ridurre la conflittualità, eliminando squilibri legati all’essere o meno genitore co-residente.

La mappa dei comuni che stanno adottando il registro è in continua evoluzione.

Qui il link al mio intervento in Consiglio Comunale del 15 maggio 2017 ed il testo dell’odg che  ho presentato e che verrà discusso prossimamente in commissione.

http://comunicatistampa.comune.bologna.it/2017/consiglio-comunale-lintervento-dinizio-seduta-della-consigliera-isabella-angiuli-865

 

Testo dell’odg presentato Registro Bologna

Conoscere la Bigenitorialità e favorirne la migliore applicazione a Bologna – udienza conoscitiva da me richiesta il giorno 10/5/2017

La Convenzione sui diritti per l’infanzia approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il 20-11-1989 stabilisce all’art. 18 comma I:
“Gli Stati parti faranno del loro meglio per garantire il riconoscimento del principio secondo il quale entrambi i genitori hanno una responsabilità comune per quanto riguarda l’educazione del fanciullo e il provvedere al suo sviluppo. La responsabilità di allevare il fanciullo e di provvedere al suo sviluppo incombe innanzitutto ai genitori oppure, se del caso ai suoi tutori legali i quali devono essere guidati principalmente dall’interesse preminente del fanciullo”.
Tali principi sono stati recepiti dall’ordinamento giuridico del nostro paese, con legge di ratifica 76/1991.
La Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (Adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 1979, e ratificata dall’Italia il 10 giugno 1985), che all’art. 5 afferma:
“Gli Stati parte prendono ogni misura adeguata:
b) per fare in modo che l’educazione familiare contribuisca alla comprensione del fatto che la maternità è una funzione sociale e che uomini e donne hanno responsabilità comuni nella cura di  allevare i figli e di assicurare il loro sviluppo”.
L’art. 30 comma I della Costituzione italiana recita:
“E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”.
Infine, la legge n. 54/2006, meglio conosciuta come Legge sull’Affido Condiviso, tradotta nell’art. 337 ter c.c., introduce il principio della bigenitorialità come il diritto soggettivo del bambino affinché possa continuare ad avere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi e a ricevere da ciascuno di essi cura, educazione e istruzione, a prescindere dal rapporto di coppia;
elimina l’assimmetria tra i genitori prima giuridicamente prevista, sancendo la centralità del minore ed il suo superiore interesse;
prevede che con l’affido condiviso, i genitori, in quanto tali, conservino i propri diritti/doveri esercitando entrambi la responsabilità genitoriale; 
estende la tutela educativa e affettiva del bambino agli ascendenti e ai propri parenti di ciascun ramo genitoriale, con i quali ha diritto di mantenere un rapporto significativo;
Non utilizzerò questo breve spazio di un intervento in udienza conoscitiva per fare un excursus della legge o delle degli elementi che hanno portato alla definizione della legge ma vorrei arrivare subito al punto per il quale ho deciso di richiedere questa udienza conoscitiva.
Dal 2006, anno di introduzione della legge sull’affido condiviso, ad oggi sono trascorsi 11 anni. Controllare l’attuazione della legge in questi 11 anni e valutarne gli effetti anche sul nostro territorio deve essere un dovere della politica ed è condizione indispensabile per legiferare in modo puntuale e attento alle richieste dei cittadini tanto più quando queste diventano impellenti e oggetto di sofferenza perché pregiudicano l’equilibrio fisico e psichico dei singoli ed il benessere dei minori e delle relazioni familiari dei quali questi si nutrono.
Si tratta di temi sui quali la politica a mio avviso dovrebbe sempre più giocare un ruolo in anticipo e non come invece spesso accade attendere di essere tirata per la giacchetta dai molti che ne reclamano l’assenza.
La legge 54/2006 sull’affido condiviso rimane tuttora decisamente carente sul piano dell’attuazione e non lo dice la Consigliera Angiuli bensì emerge da un recente rilevamento operato dall’ ISTAT sull’intero periodo 2005-2015 (Report novembre 2016 p. 13) e dalle Valutazioni contenute nella Circolare del Miur n. 5336/2015.
Scrive il MIUR nella circolare citata
“va constatato che, nei fatti, ad otto anni dall’approvazione della legge sull’affido condiviso, questa non ha mai trovato una totale e concreta applicazione anche nella quotidiana ordinarietà della vita scolastica dei minori.
Si invitano, pertanto, le SS.LL. a voler incoraggiare, favorire e garantire l’esercizio del diritto/ dovere del genitore separato o divorziato o non più convivente, anche se non affidatario e/o non collocatario (articoli 155 e 317 c.c.), di vigilare sull’istruzione ed educazione dei figli e conseguentemente di facilitare agli stessi l’accesso alla documentazione scolastica e alle informazioni relative alle attività scolastiche ed extrascolastiche previste dal POF”.
Solo a titolo meramente esemplificativo, si ritiene opportuno segnalare alcune delle azioni amministrative che le istituzioni scolastiche possono porre in essere per favorire la piena attuazione del principio di bigenitorialità a cui ogni minore figlio di genitori separati ha diritto:
inoltro, da parte degli uffici di segreteria delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, di tutte le comunicazioni – didattiche, disciplinari e di qualunque altra natura – anche al genitore separato/divorziato/non convivente, sebbene non collocatario dello studente interessato;
• individuazione di modalità alternative al colloquio faccia a faccia, con il docente o dirigente scolastico e/o coordinatore di classe, quando il genitore interessato risieda in altra città o sia impossibilitato a presenziare personalmente;
• attribuzione della password, ove la scuola si sia dotata di strumenti informatici di comunicazione scuola/famiglia, per l’accesso al registro elettronico, ed utilizzo di altre forme di informazione veloce ed immediata (sms o email).
• richiesta della firma di ambedue i genitori in calce ai principali documenti (in particolare la pagella), qualora non siano in uso tecnologie elettroniche ma ancora moduli cartacei. Si suggerisce, infine, laddove per la gestione di pratiche amministrative o didattiche concernenti l’alunno risulti impossibile acquisire il consenso scritto di entrambi i genitori, ovvero laddove un genitore sia irreperibile, di inserire nella modulistica la seguente frase:
“Il sottoscritto, consapevole delle conseguenze amministrative e penali per chi rilasci dichiarazioni non corrispondenti a verità, ai sensi del DPR 245/2000, dichiara di aver effettuato la scelta/richiesta in osservanza delle disposizioni sulla responsabilità genitoriale di cui agli artt. 316, 337 ter e 337 quater del codice civile, che richiedono il consenso di entrambi i genitori”.
Confida nella disponibilità delle SS.LL per dare l’opportuna diffusione, nelle forme comunicative ritenute più idonee, alle azioni che le singole istituzioni scolastiche possono porre in essere per favorire il rispetto delle norme sopra citate e, soprattutto, per promuovere il rispetto dei diritti educativi dei minori figli di genitori separati/divorziati/non conviventi e non collocatari.”
Il fatto è che l’affido in molti casi non è materialmente condiviso!
A fronte di questo vuoto applicativo sono moltissimi i genitori non collocatari che si rivolgono alle associazioni per reclamare il riconoscimento dei diritti in primis dei figli di poter vivere con entrambi i genitori.
Le comunicazioni inerenti i figli provenienti da diversi enti o istituzioni quali la scuola la parrocchia le aziende sanitarie ed altre non sempre vengono rivolte ad entrambi i genitori. È di poco tempo fa il caso di un genitore che ha appreso dal proprio figlio la notizia che quest’ultimo non fosse stato vaccinato. In questo specifico caso essendo la madre destinataria delle comunicazioni inerenti le vaccinazioni da parte dell’Asl non aveva condiviso con l’altro genitore la decisione di non vaccinare il figlio il quale ha poi informato il padre della non avvenuta vaccinazione.
Ma non sono tanto le situazioni estreme a doverci far sobbalzare quanto quelle che dovrebbero ritenersi normali e che invece spesso si trasformano in un vero incubo per uno dei due genitori.
Credo pertanto sia opportuno attuare tutto quanto in nostro potere per migliorare la qualità della vita e l’educazione della nostra comunità, favorire l’eliminazione di alibi che alimentano e producono deresponsabilizzazione da parte dei singoli, consentire concretamente l’accesso alle informazioni che riguardano i minori da parte di entrambi i genitori, consentire la reale realizzazione del diritto della donna a fruire di pari opportunità nel lavoro e nella vita privata, più in generale abbassare la conflittualità nei rapporti familiari delle coppie separate.
Il registro per la bigenitorialità
E’ uno strumento che permette di annotare formalmente anche la residenza o il domicilio del genitore non “collocatario”. Nella maggior parte delle separazioni, infatti, l’affido dei figli è condiviso, ma la loro “collocazione” prevalente sancisce anche la loro residenza legale. Questo significa che le istituzioni dialogano unicamente con un genitore per tutto quello che riguarda i figli, salute e scuola, ad esempio. Il registro della bigenitorialità permette a entrambi di avere le medesime informazioni.
La mappa dei comuni che stanno adottando il registro è in continua evoluzione. Hanno detto sì città come Verona, Siracusa, Parma, Savona e Bari. Altre hanno detto no, Modena e Cesena, ad esempio.
Alcune stanno discutendo come Torino e Milano. Insomma il massimo dell’incertezza. L’ ‘istituzione di tale registro a Bologna è auspicabile e per questo desidero manifestare la mia intenzioni di depositare un Odg da trattare in Consiglio Comunale per l’istituzione e la regolamentazione del Registro anche a Bologna.
La creazione e l’aggiornamento di un Registro Comunale della Bigenitorialità consentirà a chiunque lavori con i minori nell’esercizio delle professioni socio-sanitarie e delle professioni scolastiche (prestazioni sanitarie, consenso medico-pediatrico, firma pagella, iscrizione scolastica, gestione eventi religiosi, centri estivi ecc.) di inviare ad ambedue i genitori copie delle suddette comunicazioni.
Con la disponibilità di tale Registro, entrambi i genitori del minore avranno la possibilità di annotare la propria diversa domiciliazione legandola al nominativo del proprio figlio, in modo che le diverse istituzioni che si occupano del minore possano conoscere i riferimenti di entrambi i genitori rendendoli partecipi di ogni comunicazione che lo riguardi.
Il registro sarà disciplinato da apposito regolamento e costituirà un segnale di attenzione e di civiltà nei confronti delle persone e delle famiglie, ma soprattutto dei bambini e delle bambine, allo scopo di prevenire motivi di risentimento e ridurre la conflittualità, eliminando squilibri legati all’essere o meno
genitore co-residente.

“Le imprese e i commercianti sono la vera forza di Bologna”

Un servizio di Gabriele Morelli andato in onda al telegiornale di TRC.TV

LA SKARROZZATA

Appuntamento sabato 21 maggio alle 16:30 per LA SKARROZZATApasseggiata per provare la disabilità.

Si parte da Parco 11 Settembre 2001: armati di carrozzina, roller, skate, monopattini, passeggini e altri mezzi non motorizzati per  fare tutti insieme un giro in centro e capire cosa significa spostarsi per le strade di Bologna quando si ha una disabilità motoria.

 

clicca qui per maggiori informazioni.

 

 

Bologna e il diritto alla felicità

Con l’approvazione della legge che regolamenta le unioni civili e le convivenze di fatto sia tra persone omosessuali sia tra eterosessuali sento di poter dire che sono orgogliosa che la città di Bologna si sia fatta portavoce, in tempi non ancora maturi, della battaglia di civiltà che i movimenti LGBT insieme a tanti cittadini hanno portato avanti con coraggio e motivazione.
Virginio Merola ha ragione, oggi più che mai: “Bologna è la città dei diritti e i diritti si conquistano insieme”.

Insieme si può fare e ottenere molto, è vero.
Ma in realtà l’idea di raggiungere un traguardo, che è sempre un gran punto di partenza, mi fa pensare a un solo inalienabile diritto: il diritto alla felicità.
Molte persone che vivono a Bologna, in particolare coloro che hanno deciso di vivere qui, hanno scelto questa città perché qui avrebbero potuto sentirsi liberi, realizzati professionalmente, non giudicati ed essere felici e in prospettiva, noi candidati al governo di questa città, dobbiamo garantire con tutti le nostre forze la realizzazione di queste aspirazioni.

Se le politiche amministrative possono avere effetti sul benessere dei cittadini? Devono!
La Costituzione italiana sancisce nell’art.3 il “pieno sviluppo della persona umana”: la prossima amministrazione, nel rispetto della legge, deve farsi garante della felicità del suo popolo per tutelare la sua dignità a tutto tondo.

Vogliamo essere latori di una politica che riscopra finalmente la sua vocazione di servizio ai cittadini, alla comunità, che progetta il futuro, che ritrova il senso del suo operare nelle radici della propria cultura, una politica che abbia al centro del suo FARE la rimozione gli ostacoli che impediscono a tutti di sentirsi cittadini pieni, con uguali diritti e di trovare, attraverso il proprio progetto di vita – che sia l’altruismo sociale, l’impegno culturale o la costituzione di nuovi nuclei familiari – la felicità.