#marchforeurope2017

Ieri, 25 marzo 2017 abbiamo marciato per celebrare i 60 anni dell’Europa Unita. I trattati di #Roma sono considerati uno dei momenti storici più significativi del processo di integrazione europea.

Siamo partiti in pullman da Bologna per Roma con i ragazzi della “generazione #erasmus” per partecipare alla Marcia e affermare i valori dell’Unione Europea di democrazia e solidarietà perché reclamiamo un’Europa libera dall’ignoranza e dai populismi, basata su diritti e cultura.

Il consigliere Marco Lombardo (in quanto delegato dal Sindaco Merola ) ed io  (in forma privata) abbiamo marciato affianco al Gonfalone della nostra meravigliosa Città di Bologna, una città unica perché insignita per 3 volte da medaglia d’oro al valore civile e militare. La nostra #Bologna esempio per tutti i popoli europei di lotta antifascista e coraggio ha anche consegnato all’Europa illustri cittadini.

Un grandissimo ringraziamento va, da parte mia, ai Giovani Federalisti Europei ai Giovani Democratici che hanno organizzato il viaggio da Bologna, a tutte le forze dell’ordine che hanno lavorato duramente per assicurare la sicurezza e l’incolumità delle persone che come noi hanno preso parte alla marcia e ai nostri simpaticissimi e super professionali Vigili Urbani del Comune di Bologna che hanno issato il Gonfalone.

Sostengo convintamente l’idea di realizzare una Federazione di Stati Europei per poi giungere al progetto degli Stati Uniti d’Europa perché i singoli Stati non sono in grado di far fronte da soli alle sfide attuali e alle grandi crisi.

“La via da percorrere non è facile né sicura ma dev’essere percorsa e lo sarà” parola di Altiero Spinelli !

#stayfederalist #marchforeurope2017 #bologna cityofeurope

A Trento dal 2012 un progetto che favorisce convivenze molto salutari

“Dal 2012 a Trento alcuni richiedenti asilo convivono in case private con persone con problemi psichiatrici: danno un supporto relazionale, in cambio di un contributo che può arrivare a 723 euro al mese. Per le persone fragili è un guadagno enorme in qualità della vita, tanto che dall’area salute mentale il Comune ora ha esteso il progetto a anziani, minori e persone con disabilità.”

Il progetto si chiama “Amici per Casa” ed è partito nell’autunno 2012, sulla scia della prima ondata di emergenza migranti provenienti dalla Libia.
I profughi e i richiedenti asilo vengono segnalati dal circuito Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) (costituito dalla rete degli enti locali che per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo), seguono un corso di formazione e un tirocinio, vivono insieme a persone con problematiche psichiatriche o con lunghe storie di emarginazione, ricevendo dal Comune un contributo che può arrivare fino a 723 euro al mese. Questo progetto nasce dall’intuizione e dalla determinazione di alcuni responsabili dei servizi comunali che gli immigrati non sono un soggetto fragile da accudire o un mero problema da risolvere: gli immigrati qui sono diventati una risorsa preziosa per il welfare locale. Arrivano prevalentemente dall’Africa, hanno un’età media di 37 anni e non hanno un reddito né un tetto.
Gli accolti, invece, sono in primis persone con problemi psichiatrici, che nei servizi tradizionali non trovano risposte ai loro bisogni. Le persone firmano un patto e vanno a vivere insieme, in case vere di cui curano la gestione quotidiana.

“Una persona che trascorreva più tempo in ospedale che fuori, ha ridotto i ricoveri a 5/6 all’anno. Un’altra è riuscita a costruire un vero e proprio progetto di vita indipendente e gli accoglienti sono diventati “badanti”, con contratti regolari. C’è chi ha riconquistato la cura di sé e con la propria persona, mentre una donna è stata affiancata da due ragazzi africani che avevano fatto come lei vita di dormitori: l’hanno ri abituata alla casa e sono riusciti addirittura poi a seguirne l’inserimento in una struttura per anziani dopo che le è stato diagnosticato un tumore.

Perché il modello di Trento è vincente?  Perché basato sul riconoscimento che esiste un “sapere esperienziale” degli utenti dei servizi di salute mentale e dei loro famigliari. A questo si aggiunge la convinzione che «chi ha vissuto tanti problemi, come i richiedenti asilo, è più capace di stare vicino a chi soffre» e sul fatto oggettivo che «le culture di provenienza di profughi e richiedenti asilo sono meno stigmatizzanti della nostra rispetto alla diversità e alla fragilità», afferma Renzo De Stefani, responsabile del servizio di salute mentale di Trento, il primo a scommettere sull’idea.

L’esito per il Comune è sorprendente se pensiamo all’importante riduzione dei costi. Il focus dev’essere la qualità della vita dei cittadini e solo per questo il progetto sarebbe vincente ma, tuttavia, la riduzione di costi è talmente evidente che è impossibile tornare indietro: con il contributo massimo si arriva a 23 euro al giorno!!! contro gli almeno 100 euro di qualsiasi struttura assistenziale. Il Comune di Trento su questo progetto ha deciso così di andare avanti: dalle prime convivenze sperimentali fatte tra richiedenti asilo e persone dell’area salute mentale, il 2015/16 è stato l’anno dell’introduzione di nuove forme di assistenza: la convivenza diurna, per persone che hanno bisogno di un sostegno solo in alcune ore della giornata, con l’accogliente che va al domicilio della persona accolta, ed il coinvolgimento di nuovi target: anziani, minori e persone con disabilità, anche in vista del “dopo di noi”. Anche alcuni italiani hanno fatto il corso e sono diventati accoglienti. Questa è una frontiera su cui il Comune di Trento ha già espresso l’intenzione di continuare ad investire.
A mio avviso, vista anche l’emergenza migranti che la nostra città certamente si troverà a gestire nei prossimi mesi e anni, è necessario che progetti come questo vengano messi in cantiere e da subito anche a Bologna. Per questo motivo ho ritenuto utile condividere con il Consiglio questo breve resoconto uscito sulla rivista vita.it ed è mia intenzione raccogliere tutta la documentazione di supporto per poter favorire la replicazione del progetto a Bologna con i necessari adeguamenti, coinvolgendo nei prossimi giorni anche all’assessore Rizzo Nervo.

Il futuro, dicono da Trento ed è cosa nota anche a noi, sarà sempre meno delle comunità ad alta protezione, costosissime e di scarsa utilità, e sempre più di queste forme imperniate sull’accoglienza e la convivenza tra pari».
Il valore aggiunto è proprio l’integrazione reale e sul campo fra sociale e sanitario. Per questo auspico che la Città di Bologna già così attiva nelle progettualità a sostegno del sociale possa guardare a questo progetto con grande attenzione e replicarlo qui a Bologna.

Qui l’articolo della rivista online Vita dove potete trovare un resoconto più esteso
http://www.vita.it/it/article/2017/01/04/trento-quelle-convivenze-molto-salutari/142064/

Il mio intervento in Consiglio Comunale sul Bilancio di Previsione 2017 

Vorrei fare un breve intervento che non entra specificatamente nel merito delle singole voci di spesa ma ripercorre un ragionamento generale sui vincoli dai quali credo l’amministrazione sia dovuta partire per presentare questo Bilancio e sulle sfide da cogliere. Da tecnico (quale è la mia origine) guardo alla complessità di questo lavoro e non posso non pensare quanto sia facile cadere nella critica leggera quando non siamo noi nella posizione di dovercene occupare direttamente. 
Un Comune come Bologna poi è un Comune non comune: – )

È un’amministrazione che chiede tanto perché da tanto e direi che, complessivamente, stante il livello di offerta dei servizi pubblici, chiede meno di quello che meriterebbe ricevere.

Penso ai servizi educativi, ai servizi socio assistenziali, ai servizi culturali, ai servizi della mobilità, allo slancio per nuove attività economiche e della promozione turistica. 

Ho sentito l’opposizione tacciare l’amministrazione di non voler ridurre i costi, ma io vorrei fare un distinguo. Una cosa sono i costi da efficientare, cosa differente sono i costi che consentono un ritorno degli investimenti. Il Comune, primo tra i Comuni più grandi d’Italia, chiude in tempo il suo Bilancio di circa 600 milioni di euro!

La crisi economico-finanziaria ha comportato il moltiplicarsi di vincoli sempre più stringenti sugli enti locali: sui saldi di bilancio, cui si chiede di registrare forti attivi, limitare soprattutto le possibilità di investimento, e sulle spese del personale, oltre ad alcune altre tipologie di spesa. Gli oneri di aggiustamento dei conti pubblici nazionali sono stati fatti ricadere in maniera intensa sui Comuni, a cui sono sottratte progressivamente sempre più risorse. Per il Comune di Bologna, negli ultimi tre anni i trasferimenti dallo Stato sono scesi di più di cento milioni di euro (pari a quasi un quarto della spesa corrente). 

Solo quest’anno grazie anche all’attività svolta dal precedente Governo, le città metropolitane hanno avuto la possibilità di accedere ai Fondi Europei PON Metro che auspico possano tradursi presto in un volano di sviluppo economico per tutta la Città Metropolitana.

Contestualmente i Comuni sono chiamati a rispondere ai nuovi e crescenti bisogni generati dalla crisi stessa e anche dai flussi di immigrazione ai quali il Comune di Bologna ha risposto con l’enorme spirito di solidarietà che è indentitario della nostra comunità. 

Questo contesto limita fortemente l’autonomia e la capacità di programmazione dell’amministrazione comunale e comporta scelte molto complesse e difficili, che richiedono una attenta definizione delle priorità e una accurata valutazione dei risultati.
Quindi: minore gettito da parte dello Stato (blocco in  finanziaria dell’aumento delle aliquote Imu). 

Le entrate fiscali sono la classica coperta corta: è un trade off, se riduco le aliquote della Tari alle imprese (tassa rifiuti di cui tanto si è parlato)  sarò costretto ad aumentare le aliquote sui cittadini, eppure le piccole imprese sono pur sempre cittadini! 

Allora mi pare che questa amministrazione nella criticità del momento abbia tenuto fede alle linee di mandato del sindaco ovvero di tutela delle fasce più deboli. In questo senso la riduzione dell’Irpef per i redditi sotto i 15.000 euro di Isee o l’investimento sulle scuole e sul welfare.

Dal lato dei costi la gara Atersir per il global service scaduta e che deve essere rimessa a bando impone costi che al momento non è possibile tagliare.

La riforma dei quartieri va proprio nella direzione di ri-accentrare la decisione della spesa inerente i servizi socio assistenziali e, al contrario, rendere invece periferici ed estremamente radicati sui territori i servizi di welfare culturale (si pensi ai circa 9 milioni di euro sulle biblioteche di quartiere). 

Un deciso intervento per la salvaguardia e il rilancio di importanti istituzioni culturali quali il Teatro Comunale.

L’istituzione di un ufficio dell’immaginazione civica che ha l’obiettivo di ricucire le relazioni di amicizia tra le persone e l’ideazione di progetti innovativi per la nostra città e per il miglioramento della vita dei nostri cittadini.

La firma dell’Accordo sul Passante che auspichiamo possa dotare quanto prima la nostra area metropolitana di un’opera urbanistica e trasportistica di alto livello.

Tutto questo può essere visto dalla minoranza come una decisione imposta ma io credo si tratti invece di una decisione politica condivisa con i nostri cittadini nel momento delle elezioni (la cui responsabilità è in capo al Sindaco e alla Giunta che con orgoglio si sono autointestati queste valutazioni).

A risorse calanti c’è la richiesta da parte dell’amministrazione di un patto di solidarietà sociale con le forze economiche della nostra città e credo che queste stiano rispondendo alla richiesta in maniera estremamente responsabile seppure nella grande difficoltà del momento.

Per questo motivo, credo che nei prossimi mesi l’amministrazione debba cercare di innovare ulteriormente questa relazione.
Come? Cercando di aumentare le entrate del Comune in maniera innovativa (anche attraverso progetti speciali in grado di valorizzare le competenze che la nostra struttura tecnica può e deve esprimere. Penso a progetti, da realizzarsi con Istituzioni pubbliche e private interessate allo sviluppo della nostra città. Ciò già avviene attraverso gli importanti investimenti finora fatti da grandi player privati, Fondazione Golinelli e Mast tra i primi. 

Facciamo in modo che ogni euro investito sia dal pubblico che dal privato possa generare un moltiplicatore importante di sviluppo economico e sociale.

L’amministrazione, Sindaco e Giunta,  ha avviato per questo un importante lavoro di ascolto e condivisione dei problemi del nostro tessuto imprenditoriale che ha un tavolo di coordinamento denominato TimBo. Io credo si tratti di una voce importante che non può e non deve restare inascoltata. I problemi delle imprese sono tanti, direi troppi e quasi sempre i piccoli imprenditori si sentono soli e abbandonati alla gestione delle loro criticità. La crisi ha comportato la fine di moltissime attività e ha impoverito il nostro tessuto non solo economico ma sociale della nostra città. Fare impresa deve essere un’opzione vera a Bologna! praticabile!  sia per i giovani che per le persone che hanno perso il lavoro. Proprio per questo motivo il Comune può lavorare su costi gravosissimi e quasi mai preventivabili (mi riferisco alla burocrazia, alle tasse, alla carenza di credito, per le attività commerciali agli affitti sproporzionati, alla concorrenza sleale da parte di attività abusive SI danni di chi lavora nell’illegalità).

Dal lato del mercato, il mercato locale è il primo mercato per queste imprese a partire dal mercato “pubblico” per la valorizzazione del quale lo scorso anno il Consiglio e l’Amministrazione erano giunte alla firma del protocollo appalti. 
Auspico quindi che la relazione con le imprese possa continuare il percorso proficuo già avviato e possa tradursi in risposte concrete. Proprio su questo presenterò insieme ad altri colleghi della maggioranza un odg che ha l’obiettivo di riformare il regolamento TARI a livello metropolitano, rivedere il regolamento che in un certo senso attualmente da adito ad avallare la doppia tassazione delle aree produttive e istituire un gruppo di lavoro intersettoriale per lo studio di nuove agevolazioni. 
Infine desidero congratularmi con l’Assessore Conte che soprattutto a noi neo-eletti ha presentato un Bilancio Accessibile e Trasparente, realmente comprensibile. Uno strumento che viene sempre vissuto come un coacervo di tecnicismi è stato “umanizzato” perché poi il Bilancio racchiude la storia dell’ente e la sua capacità di tradurre le risorse riscosse dai cittadini e dalle imprese, e altre entrate, in servizi e in beni pubblici locali così  come si legge dal sito di Open Democracy del Comune di Bologna. 
Buon anno a tutti! 

Arte e Cultura. Puntare su competenze e qualità.

Durante questa campagna elettorale ho incontrato e conosciuto tante persone, tra cui molti professionisti dell’arte. Bologna è piena di capitale umano, talenti che dobbiamo difendere e invitare a restare: non possiamo permetterci di perderli!

Sabato sera ho assistito a uno spettacolo curato da una giovane artista/imprenditrice con uno staff e una forza pazzeschi. Lei è Caterina Praderio, fondatore di Arthea eventi e comunicazione. Voglio condividere con voi alcune sue parole:

“…andate a toccare con mano cosa è veramente la professione dell’artista, quale organizzazione comporta, quale studio, quale forza di volontà, quali sacrifici quotidiani per cercare di essere sempre al top anche se poi si sbaglia, e quali sbagli dai quali imparare!!
Ma soprattutto quali acrobazie facciamo per quell’arte che porta tanta gloria e pochi soldi; quell’arte super tassata, costretta a piegare la testa in Italia di fronte alla burocrazia, quell’arte che se la fai bene diventi anche famoso, ma anche no, quell’arte che è completamente imperfetta ma più scienza di un corso di marketing. Andatela a toccare con mano: andateci dentro e premiatela!”

Queen in 2084! @Teatro Centofiori - Direzione artistica e regia di Caterina Praderio.
Queen in 2084! @Teatro Centofiori – Direzione artistica e regia di Caterina Praderio.

Queste parole mi hanno fatto molto riflettere sullo stato dell’arte a Bologna.
Sicuramente la nostra città è all’avanguardia sia sulle grandi manifestazioni – per esempio ArteFiera che riesce a mettere in rete il polo fieristico con gallerie private, musei e spazi pubblici – sia sui progetti più piccoli e laboratori promossi da privati – per esempio la biennale di fotografia industriale promossa dal MAST, o le tante manifestazioni artistiche che riempiono gli spazi della nostra città.

L’arte e la cultura, nelle loro molteplici espressioni, sono valori fondanti la tradizione bolognese: rappresentano un punto di attrazione non solo per i turisti, ma anche per tutti quegli artisti che trovano a Bologna spazio e condizioni migliori per il proprio lavoro.
Ma come dice il post di Caterina, studio ricerca e sacrificio, oltre che una burocrazia spesso contorta, sono il pane quotidiano per chi fa arte e una buona amministrazione deve fare il possibile per agevolare i mestieri creativi.
La creatività che contraddistingue Bologna produce bellezza e conoscenza. Io lo sostengo da sempre, anche per questo sono stata responsabile Cultura, Ricerca e Università del Partito Democratico.

La prossima amministrazione deve garantire a chi opera nella Cultura e nell’Arte la miglior competenza negli organismi preposti alla valutazione dei progetti da finanziare, le commissioni valutative devono agire secondo scelte tecniche ben definite per il rilancio artistico di Bologna, farsi veicolo di un messaggio chiaro che guardi all’arte come produzione di contenuti di qualità.

A mio avviso un occhio di riguardo deve essere dato alle sperimentazioni e ai nuovi linguaggi dell’arte, che in una città come la nostra che mira a un’utenza internazionale devono essere promossi anche tramite bandi che convergano sulla creazione di spazi pubblici destinati a residenze artistiche o luoghi preposti alla promozione delle arti contemporanee.
Ampliare lo sguardo verso un orizzonte europeo, dove lo scambio a la ricerca vengano favoriti anche da una semplificazione burocratica per gli artisti e una visibilità e accessibilità maggiore per gli utenti, rivolgendo una particolare attenzione al rapporto tra arte contemporanea e tradizione, molto sentito nella nostra città.

È una responsabilità non da poco, ma insieme possiamo farcela.

 

“Le imprese e i commercianti sono la vera forza di Bologna”

Un servizio di Gabriele Morelli andato in onda al telegiornale di TRC.TV

Artigianato bolognese e marchi di lusso.

UNA MIA INTERVISTA ANDATA IN ONDA IL 22 MAGGIO NELLA RUBRICA TREND, IL SETTIMANALE DI TRC TV CONDOTTO DA FEDERICA GALLI.

In occasione dell’evento 3A RELOADED si è discusso molto delle PMI del comparto moda a confronto con i grandi marchi per fare rete e rilanciare il brand Made in Bologna.

D: Oggi più che mai i grandi marchi sono alla ricerca di piccole imprese specializzate in prodotti innovativi e lavorazioni ad alto tasso di artigianalità. Il mercato c’è, ma c’è ancora molto da fare.

I: C’è molto da fare perché l’impresa è molto orientata al prodotto ma meno orientata agli aspetti organizzativi interni e alle competenze di cui si deve dotare per relazionarsi con le griffe. È anche vero che molte griffe si relazionano attraverso figure che sono molto orientate a cercare il prezzo e non la qualità. Quindi bisogna trovare il giusto equilibrio per valorizzare figure intermedie, i cosiddetti facilitatori e i consulenti, che aiutano a decodificare le informazioni e riescono, con le loro competenze, a far parlare meglio i fornitori con le griffe. C’è tantissimo terreno su cui lavorare che è ancora inespresso: sappiamo che il Made in Italy è un brand e che questo è ricercato a livello internazionale insieme al saper fare e al saper fare artigiano. Abbiamo tutte le doti e tutti gli asset per riuscirci, dobbiamo spingere un po’ di più sulla comunicazione e sulle competenze “soft” di cui ancora non ci dotiamo.

Nei prossimi anni, grazie all’impegno delle imprese e delle associazioni di categoria, la città di Bologna può lavorare sodo per rilanciare intelligentemente il brand Made in Bologna, perché possiede e fonda i suoi valori sull’AUTENTICITÀ e la STORIA, che sono le caratteristiche più ricercate dagli investitori del lusso.

Qui il video (minuti 18:30-22:57)

 

Imprese, giovani e cultura. Le mie priorità per Bologna.

UNA MIA INTERVISTA PUBBLICATA SULLA RIVISTA DIGITALE IO L’IMPRESA DEL MESE DI MAGGIO 2016.

Perché hai deciso di correre per il Consiglio comunale di Bologna?

Ho deciso di mettere a servizio della città le mie competenze, maturate in oltre 15 anni di esperienza nel settore dell’assistenza e dello sviluppo delle piccole imprese, sui temi dell’innovazione manageriale e dell’internazionalizzazione. Sono abituata a lavorare per progetti e per stati di avanzamento. Ritengo che si tratti di un approccio utile anche a migliorare i servizi della Pubblica Amministrazione verso cittadini e imprese. Sono convinta che l’inserimento di figure come la mia all’interno di un contesto politico e istituzionale rappresentino una boccata d’aria fresca per l’Amministrazione di Bologna.

Raccontaci la tua storia personale.

Sono nata a Bari e ho 42 anni. Laureata a Napoli in Economia e Commercio, ho conseguito un Master a Bologna in Organizzazione e Sviluppo Economico. Dopo aver maturato un’esperienza come consulente presso il Comune di Bologna nel Settore Economia, ho lavorato in CNA Emilia Romagna come responsabile dell’Ufficio Internazionalizzazione e di alcuni settori tipici del Made in Italy e della creatività (moda, alimentare e artigianato artistico tradizionale). Attualmente seguo gli stessi settori e la giovane impresa per la CNA di Bologna, occupandomi principalmente della realizzazione di progetti a sostegno dei giovani imprenditori per la nascita e lo sviluppo di start up. Nel 2014 sono stata responsabile Università, Cultura e Ricerca del PD di Bologna.

Quali sono i temi principali su cui ti vuoi dedicare se eletta in Consiglio comunale?

Le tre parole chiave su cui ruota il mio impegno sono i giovani, le imprese e la cultura.

Tre progetti che ti piacerebbe portare avanti se eletta e tre criticità di Bologna che vorresti risolvere.

A mio avviso i punti critici su cui occorre lavorare sin da subito riguardano i regolamenti relativi agli adempimenti per le imprese. Una burocrazia che tende ad aumentare anziché diminuire rappresenta un grande disincentivo a fare impresa e a farla nel modo corretto. Vanno semplificati i regolamenti e ridotti sensibilmente i controlli ex ante, vanno dati tempi brevi e certi di risposta da parte della P.A., occorre fare controlli ex post sulla base di indicazioni chiare e fruibili on line.
Un’altra criticità riguarda le aree di sosta e gli accessi nelle aree pedonali del centro. Sostengo fermamente il lavoro svolto per migliorare la qualità dell’aria disincentivando l’utilizzo di automezzi privati, ma d’altra parte occorre facilitare chi deve entrare in centro per lavoro (anche per soste brevi) e i cittadini con problemi di mobilità (ad esempio disabili e anziani).
Sulla sicurezza e sulla percezione di insicurezza da parte dei bolognesi in alcune zone cosiddette “a rischio” della città credo infine che l’amministrazione abbia preso atto di alcune problematiche. Più in generale occorre rivedere alcuni aspetti della vita cittadina e rivitalizzare la vita dei quartieri: maggiori controlli e promozione di attività culturali e di socializzazione che il comune, in accordo con cittadini ed operatori commerciali, deve sempre più incoraggiare. Tre grandi idee che sarà mia premura promuovere sul territorio bolognese sono in primis un progetto per l’avvio di nuove imprese; poi una proposta per lo sviluppo dei mercati esteri e dell’innovazione per le piccole imprese con potenziale e che il Comune / Città Metropolitana potrebbe agevolare con i fondi di cui verrà dotato per lo sviluppo economico (penso ad esempio al sostegno delle botteghe artigiane che rappresentano anche un volano del turismo in città); infine mi piacerebbe lanciare un tavolo permanente per gli operatori culturali della Città al fine di evitare le sovrapposizioni e qualificare i diversi quartieri per specifiche e distintive proposte culturali in grado di attirare oltre ai cittadini anche turisti e visitatori.

Cosa significa oggi l’impresa e l’imprenditoria per Bologna?

Fare e sostenere l’impresa equivale a continuare ad assicurare benessere economico e sociale per tutto il territorio. L’impresa diffusa è stata il motivo della coesione sociale di Bologna e la crisi ha rischiato di spezzare questi legami anche dal punto di vista sociale. Se c’è più impresa c’è più benessere. Su questo non c’è dubbio.
Inoltre l’impresa è in sé una bottega dove si sviluppano competenze e questo consente anche una formazione continua dei nostri cittadini.

Pensi che per i giovani a Bologna ci siano opportunità sufficienti oppure occorra ancora molto altro?

Bologna è sicuramente un polo attrattivo per studenti e giovani professionisti di tutta Italia e stranieri. Da sempre offre diverse opportunità sia formative che lavorative in relazione con la richiesta delle imprese locali. Dopo un periodo nel quale era maturato un disinteresse da parte dei giovani nei confronti dei mestieri artigiani e della formazione tecnica, oggi assistiamo a un rinnovato interesse e in primis da parte delle imprese che non sempre riescono a trovare personale specializzato. Pertanto vorrei che il Comune investisse molto di più nella formazione sia tecnica che umanistica dei nostri giovani anche favorendo le imprese che accolgono in formazione / tirocinio e apprendistato queste figure.
Inoltre vanno sostenute e incentivate le professioni creative: credo che Bologna debba tornare ad investire su settori come la moda e le arti dove l’approccio al design e alla comunicazione è importante tanto quanto l’approccio manifatturiero.
Infine per l’avvio di nuove imprese si può puntare su finanziamenti, servizi e altre misure che rendano profittevole fare nuove imprese ed investire su quelle esistenti che necessitano di una trasmissione.

Due temi caldi per Bologna sono la sicurezza e la mobilità: cosa ne pensi e quali interventi sarebbero necessari?

Il tema della sicurezza viene sempre accostato al tema del degrado sia nelle periferie che nel centro (per esempio piazza Verdi), io credo che siano due argomenti distinti. Bologna viene percepita come una città poco sicura ma di fatto non assistiamo ad un fenomeno di criminalità dilagante: piuttosto possiamo parlare di episodi di microcriminalità e violenza gratuita che vanno contrastati con maggiori controlli e sorveglianza nelle zone calde, anche chiedendo di rispettare le regole nel momento in cui queste vengono infrante.
Bologna però sta salendo agli onori della cronaca anche per le infiltrazioni mafiose. Non abbassare la guardia e formare tecnici sempre più specializzati e in grado di contrastare questo fenomeno che colpisce anche e soprattutto appalti e contratti della Pubblica Amministrazione. Il tema della mobilità è un tema complesso da trattare e sul quale c’è ancora molto da fare. Si ha come la sensazione a Bologna di vivere all’interno di un cantiere infinito. Per questo motivo la nuova amministrazione avrà l’onere di completare i lavori avviati ma pure di rendere più razionale, intelligente e sostenibile il servizio di trasporto pubblico affinché sia in grado di servire i cittadini sulle tratte e negli orari nei quali si concentrano i bisogni, possibilmente ragionando su un sistema integrato tra Tper e il servizio di trasporto pubblico erogato da Taxi e da NCC.
Sottoscrivo in pieno il lavoro svolto sui T Days e sullo sviluppo e promozione di tutti gli strumenti di mobilità alternativa e sostenibile come il bike sharing, la tangenziale delle bici e il car pooling. Anche su questi aspetti, per andare incontro ai bisogni dei ciclisti e delle persone che usufruiscono di tali servizi, punterei sulla realizzazione di nuovi servizi di ricovero e di sosta dei mezzi.

Per rendere Bologna ancora più attrattiva sia verso i flussi turistici ma anche verso aziende e capitali che qui vorrebbero investire, cosa occorre?

Occorre puntare sull’innovazione delle imprese e soprattutto quelle che operano in ambito turistico, spingendole ad erogare servizi sempre più qualificati, attrattivi e distintivi rispetto ad altre città europee ed extraeuropee.
Puntare sul patrimonio immateriale e i beni intangibili, sull’Arte, sulla Cultura e sul nostro incredibile Paesaggio per rendere l’esperienza bolognese un’esperienza indimenticabile.
Bisogna poi continuare a lavorare su una programmazione pluriennale di sistema pubblico – privato e dotare l’agenzia Bologna Welcome delle risorse necessarie per continuare ad operare secondo gli indirizzi indicati.

clicca qui per vedere la videointervista a ISABELLA ANGIULI e all’Assessore MATTEO LEPORE.

Lo Sport a Bologna: molto più di un’opportunità.

Oggi ho partecipato all’iniziativa VIVI LO SPORT – la festa della Polisportiva Pontevecchio.

È una delle società sportive più numerose di Bologna: cura la gestione di 21 impianti sportivi in città dal 1957, proponendo un’offerta che conta 22 discipline, attività ricreative, progetti scolastici e campi estivi per bambini, adulti e anziani.

Lo sport è sicuramente la disciplina che più di tutte è in grado di creare comunità e l’offerta multidisciplinare e ricreativa della Polisportiva e in generale delle società sportive e delle associazioni è importante per recuperare e diffondere la cultura dello stare insieme sia per i giovani che per tutte le fasce di età della popolazione bolognese.
Investire nello sport, grazie anche a politiche mirate, può accrescere in termini di sviluppo sociale ed economico il benessere della città di Bologna.
In questo incontro abbiamo parlato di integrazione: un pensiero va ai disabili e alle comunità migranti, perché lo sport riesce ad abbattere le barriere spesso più di ogni altra attività sociale.
La Polisportiva, come tutte le altre società, rappresenta una risorsa per il nostro territorio e la sfida più grande sarà affermarsi ancora di più come bene comune.
“La Pontevecchio è un format da brevettare – dice Manuela Verardi – un esempio di impresa in salute”.

Lo sport così è come un’impresa: necessità di una grande organizzazione, sia per difendere i fini manageriali sia per diffondere coesione sociale.
La prossima amministrazione dovrà impegnarsi a garantire condizioni migliori e non solo per gli atleti, i volontari e i dirigenti delle società sportive. Ma anche e sopratutto per i nostri giovani, per evitare che si isolino. Investire su luoghi fisici di aggregazione, infatti, vuol dire favorire la relazione sociale. Una relazione che sia anche transgenerazionale, che veda gli anziani impegnati in attività ricreative e sportive per il proprio benessere e che trasformi l’impegno in opportunità.

Un altro tema affrontato è stato quello del lavoro: in questo senso lo
Sport è lavoro e cultura e allo stesso tempo l’opportunità formativa di apprendere un metodo mentale e una disciplina per affrontare le sfide professionali del futuro.

Per i prossimi anni occorre dare priorità ai bandi, alla manutenzione e alla nuova impiantistica, alla rigenerazione di spazi urbani con strutture e costi sostenibili per la collettività. Per garantire benessere e portare avanti i valori fondanti la comunità.

Materiale Elettorale

Scheda Azzurra scrivi ANGIULI

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Clicca talloncino Isa per scaricare il file con le indicazioni di voto.

Clicca facsimile Isa per scaricare il file contenente il fac-simile della scheda elettorale AZZURRA.

Si vota DOMENICA 5 GIUGNO 2016 dalle 7:00 alle 23:00

Ti ricordo che si può esprimere la preferenza per due candidati della stessa lista purché uno sia di genere femminile e l’altro di genere maschile.

Non dimenticare di portare con te la tua TESSERA ELETTORALE e la CARTA D’IDENTITÀ.

Per maggiori informazioni consultare il sito del comune di Bologna alla pagina http://www.comune.bologna.it/node/2261