CONGRESSO PD: TROVO PIU’ INTERESSANTE RICUCIRE I RAPPORTI CON LE PERSONE

Qui trovate le dichiarazioni che avevo rilasciato a InCronaca la Testata del Master in Giornalismo dell’Università di Bologna.

“Se Claudio Mazzanti e l’assessore Matteo Lepore appoggiano espressamente Zingaretti, altri sono ancora indecisi, tra questi l’assessore Aitini che si riserva di decidere quando saranno ufficializzate le diverse candidature e la consigliera Isabella Angiuli: «Non ho ancora deciso chi sostenere. Sono consigliera comunale, ma anche Segretaria del Circolo PD Murri e oltre alle facce e i nomi dei candidati aspetto di conoscere i loro “programmi” e in cosa si distinguono gli uni dagli altri. Proposte che non saranno poi così distanti una dall’altra e non apprezzo molto tutta questa corsa alle autocandidature. Sintomo di scarso senso di responsabilità verso gli iscritti e gli elettori. In questo momento avrei gradito due tre proposte al massimo.Sono anche dell’idea che un congresso che si andrà a sovrapporre temporalmente alle elezioni dreni le energie al PD. E ha aggiunto: «Deciderò sulla base dei candidati in campo, ma devo essere sincera questo congresso PD non mi sta appassionando un granché mentre trovo molto più interessante ricucire i rapporti con le persone». ”

https://incronaca.unibo.it/archivio/2018/11/14/voteremo-in-base-alle-proposte-non-in-base-ai-i-nomi

ANGIULI: IL TRAM E’ UNA NECESSITA’

«Abbiamo un problema serio sulle circolari a Bologna!». Così aveva scritto, sul proprio profilo Facebook, Isabella Angiuli, consigliera comunale Pd, dopo che il traffico cittadino era andato completamente in tilt a causa del maltempo. Tanti i disagi in città, con sottopassaggi allagati e code chilometriche lungo i viali. Per il ponte, le previsioni meteo segnalano pioggia e non è da escludere che la viabilità piombi di nuovo nel caos. «Tper è brava a gestire queste situazioni – commenta Angiuli -, ma nelle emergenze dobbiamo dare una mano tutti. Cerchiamo di usare la macchina solo se necessario».

https://incronaca.unibo.it/archivio/2018/10/31/angiuli-il-tram-e-una-necessita

APPROVATO IL BILANCIO DI PREVISIONE DEL COMUNE DI BOLOGNA E ALCUNI MIEI ODG COLLEGATI SU IMPRESA, URBANISTICA E PROFESSIONI

Bologna si conferma una città virtuosa, il 21 Dicembre in Consiglio comunale abbiamo approvato il bilancio previsionale del Comune di Bologna e vi assicuro che non sono tanti i Comuni delle dimensioni del nostro che possono vantare di avere questa buona abitudine.

Con 22 voti a favore (Sindaco, Partito Democratico, Città comune con Amelia) e 14 voti contrari (Movimento 5 stelle, Lega Nord, Forza Italia, Insieme Bologna, Coalizione civica) il Sindaco e la Giunta possono concretamente dare attuazione alle linee di indirizzo e ai progetti previsti nel Dup (Documento Unico di Programmazione).

Il nostro bilancio vuole rispondere innanzitutto  alle esigenze reali delle persone e delle famiglie e per questo prevede: equità, tariffe inalterate, esenzione dal pagamento Irpef per le fasce deboli della popolazione, investimenti in opere pubbliche e, da quest’anno, anche una riduzione delle tariffe dei nidi e di alcuni servizi integrativi e scolastici.

Importante anche il Fondo per l’affitto con cui vogliamo venire incontro alle giovani coppie e ai lavoratori precari.

Con l’occasione del Bilancio, ho anche presentato quattro ordini del giorno su Incentivi alle imprese, Urbanistica, Professioni  e Regolamento del Centro storico per il contrasto al degrado e l’incentivo di essercizi commerciali virtuosi.

Se avete richieste di informazioni sulle notizie di stampa che riguardano il nostro Comune, scrivetemi a: isabella.angiuli@gmail.com sarò lieta di rispondere a dubbi e richieste di chiarimenti.

Intanto vi auguro un Natale sereno fatto di amicizia, amore e di cura di sé e dei propri cari e per il Nuovo Anno la fortuna di star bene e di riuscire ad affrontare i problemi con un po’ di filosofia e con la consapevolezza che le cose ad un certo punto si sistemano 😉

Un abbraccio,

Isabella 

ps: Tutti i documenti sul bilancio del Comune saranno disponibili online a questo indirizzo: http://bilancio.comune.bologna.it/ e i miei odg ai seguenti link:

457806_2017. OdG bilancio- legge regionale urbanistica

457826_2017. OdG bilancio- equo compenso

457875_2017. OdG bilancio- tutela centro storico

457916_2017. OdG bilancio- Incredibol

Qui trovate il Comunicato Stampa del Comune di Bologna

ANGIULI: GIUNTA MEROLA APRA CONFRONTO IN VISTA PROSSIMO BILANCIO.

ANGIULI: GIUNTA MEROLA APRA CONFRONTO IN VISTA PROSSIMO BILANCIO.

(DIRE) Bologna, 19 giu. – Nel prossimo bilancio Palazzo D’Accursio trovi il modo di abbassare le imposte per le imprese bolognesi, che sono “particolarmente tartassate”. Ad andare in pressing sulla Giunta Merola e’ lo stesso Pd che sostiene l’amministrazione, per bocca della consigliera comunale dem Isabella Angiuli, che cita la ricerca dell’Osservatorio Cna sul carico fiscale per le imprese del territorio. “A Bologna la tassazione per le Pmi va oltre il 70%- sottolinea Angiuli- basterebbero pochi punti percentuali di questa tassazione per liberare importanti risorse, che le imprese particolarmente tartassate sarebbero gia’ pronte a reinvestire in azioni di sviluppo”. L’esponente Pd cita in particolare Tari (la tassa sui rifiuti) e l’Imu. “Credo sarebbe un bel segnale da parte del Comune e di amicizia nei confronti di chi fa impresa- esorta- aprire un ragionamento su come diminuire la tassazione in particolare per le micro e piccole imprese”.
Le aziende di Bologna, rimarca Angiuli, “chiedono con forza al Governo nazionale e locale di liberare risorse da poter investire sulla crescita”. Non e’ solo un “tema di pressione fiscale elevata- spiega la dem- ma di iniqua distribuzione del carico, che svantaggia in particolare le piccole imprese personali”.
(SEGUE) (San/ Dire
15:35 19-06-17 .
NNNN

(DIRE) Bologna, 19 giu. – Per questo, Angiuli chiede di approfondire il tema “in previsione del prossimo bilancio, in quanto i dati raccolti dalle associazioni delle imprese fotografano situazioni poco eque e che non si modificano automaticamente nel corso della vita dell’impresa”, perche’ la struttura aziendale “spesso non muta” mentre “una tassazione squilibrata resta squilibrata per sempre e non ne incentiva certo la crescita”. Dunque, propone Angiuli, “sarebbe importante a livello territoriale studiare il tema della Tari, nel caso di produzione di rifiuti speciali, o dell’Imu sugli immobili produttivi-commerciali, che a causa delle elevate rendite catastali nel Comune di Bologna ci portano a essere al secondo posto per la tassazione delle imprese in Italia”. La dem ha chiesto un’udienza conoscitiva sulla Tari in commissione, a cui “potrebbero seguire altri appuntamenti per istruire il tema complessivamente in previsione del prossimo bilancio”. Nell’area metropolitana di Bologna, del resto, “gia’ da anni molti Comuni scontano alle start up la Tari per i primi anni e riducono l’Imu”, sottolinea Angiuli.
(San/ Dire
15:35 19-06-17 .
NNNN

qui è possibile scaricare il mio intervento di inizio seduta nel consiglio comunale di oggi

http://comunicatistampa.comune.bologna.it/2017/consiglio-comunale-lintervento-dinizio-seduta-della-consigliera-isabella-angiuli-857

CASA AIL: una casa famiglia per l’accoglienza dei malati oncoematologici e dei loro familiari

Questa mattina, grazie all’udienza conoscitiva richiesta da Marco Lombardo, i consiglieri comunali di Bologna hanno visitato Casa Ail, una casa per l’accoglienza totalmente gratuita dei malati oncoematologici del Sant’Orsola di Bologna – Istituto Seragnoli e dei loro familiari .

Sono circa 180 i nuclei familiari ospitati ogni anno!
Tutto questo avviene grazie all’impegno di circa 600 volontari, al mecenatismo di Isabella Seragnoli, all’elevato livello della ricerca scientifica coordinata dal Prof. Sante Tura, un luminare in questo ambito.

Tutto ciò  produce un impatto positivo anche sulla qualità della vita dei malati.

#istitutoseragnoli #casaAIL #AILBologna #AIL #ricerca #assistenza 

Il principio della Bigenitorialità e misure atte a garantirlo

Intervento di inizio seduta Consigliera Angiuli del 15 maggio 2017 e testo dell’Ordine del Giorno depositato 

La Convenzione ONU sui diritti per l’infanzia del 1989 e ratificata in Italia nel 1991, stabilisce all’art. 18 comma I:

“Gli Stati parti faranno del loro meglio per garantire il riconoscimento del principio secondo il quale entrambi i genitori hanno una responsabilità comune per quanto riguarda l’educazione del fanciullo e il provvedere al suo sviluppo. La responsabilità di allevare il fanciullo e di provvedere al suo sviluppo incombe innanzitutto ai genitori … i quali devono essere guidati principalmente dall’interesse preminente del fanciullo”.

La Convenzione ONU sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna del 1979 e ratificata in Italia nel 1985) all’art. 5 afferma:

“Gli Stati parte prendono ogni misura adeguata:

b) per fare in modo che l’educazione familiare contribuisca alla comprensione del fatto che la maternità è una funzione sociale e che uomini e donne hanno responsabilità comuni nella cura di allevare i figli e di assicurare il loro sviluppo”.

L’art. 30 comma I della Costituzione italiana recita: “E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”.

Infine, la legge n. 54/2006, meglio conosciuta come Legge sull’Affido Condiviso, tradotta nell’art. 337 ter c.c., introduce il principio della bigenitorialità come il diritto soggettivo del bambino affinché possa continuare ad avere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi e a ricevere da ciascuno di essi cura, educazione e istruzione, a prescindere dal rapporto di coppia;

elimina l’asimmetria tra i genitori   sancendo la centralità del minore ed il suo superiore interesse;

prevede che con l’affido condiviso, i genitori, in quanto tali, conservino i propri diritti / doveri esercitando entrambi la responsabilità genitoriale; 

estende la tutela educativa e affettiva del bambino ai parenti con i quali ha diritto di mantenere un rapporto significativo;

Arrivo dunque al cuore di questo mio intervento.

Dal 2006, anno della legge sull’affido condiviso, ad oggi sono trascorsi 11 anni. Controllarne l’attuazione concreta in questi 11 anni e valutarne gli effetti anche sul nostro territorio credo sia un dovere morale della politica ed è condizione indispensabile per legiferare in modo puntuale e attento alle richieste dei cittadini tanto più quando queste diventano impellenti e oggetto di sofferenza.

Che la legge 54/2006 sull’affido condiviso rimanga tuttora carente sul piano dell’attuazione non è una mia opinione personale bensì emerge da un recente rilevamento operato dall’ ISTAT sull’intero periodo 2005-2015 (Report novembre 2016 p. 13) e dalle Valutazioni contenute nella Circolare del Miur n. 5336/2015.

scrive il MIUR:

“va constatato che, nei fatti, ad otto anni dall’approvazione della legge sull’affido condiviso, questa non ha mai trovato una totale e concreta applicazione anche nella quotidiana ordinarietà della vita scolastica dei minori.”

Il MIUR invita i dirigenti scolastici ad incoraggiare, favorire e garantire l’esercizio del diritto / dovere del genitore separato o divorziato o non più convivente, anche se non affidatario e/o non collocatario (articoli 155 e 317 c.c.), di vigilare sull’istruzione ed educazione dei figli e conseguentemente di facilitare agli stessi l’accesso alla documentazione scolastica e alle informazioni relative alle attività scolastiche ed extrascolastiche previste dal POF”.

A titolo meramente esemplificativo, il MIUR segnala alcune azioni amministrative che si possono porre in essere per favorire la piena attuazione del principio di bigenitorialità:

  • inoltro di tutte le comunicazioni – didattiche, disciplinari e di qualunque altra natura – anche al genitore separato/divorziato/non convivente non collocatario;
  • individuazione di modalità alternative al colloquio faccia a faccia, con il docente o dirigente scolastico e/o coordinatore di classe, quando il genitore interessato risieda in altra città o sia impossibilitato a presenziare personalmente;
  • attribuzione della password per l’accesso al registro elettronico, ed utilizzo di altre forme di informazione veloce ed immediata (sms o email).
  • richiesta della firma di ambedue i genitori in calce ai principali documenti (in particolare la pagella) e in caso di genitore irreperibile dichiarazione da parte del genitore collocatario di aver effettuato la scelta consapevole delle disposizioni sulla responsabilità genitoriale del codice civile, che richiedono il consenso di entrambi i genitori”.

Confida infine nella disponibilità dei dirigenti a dare l’opportuna diffusione alle azioni che le istituzioni scolastiche possono porre in essere per favorire il rispetto delle norme citate e, soprattutto, promuovere il rispetto dei diritti educativi dei minori figli di genitori separati/divorziati/non conviventi e non collocatari.”

L’affido dunque in molti casi non è materialmente condiviso! Molti sono i casi dei genitori, in larga parte padri, che pur essendo disponibili ad esercitare appieno la propria funzione genitoriale, si vedono negata questa possibilità. 

E’ opportuno precisare che mi riferisco alla fattispecie dell’affido condiviso e non certo a situazioni nelle quali il giudice tutelare abbia limitato la potestà di uno dei genitori.

Esiste in primis un difetto di comunicazione. È di poco tempo fa il caso di un genitore che ha appreso dal proprio figlio la notizia che quest’ultimo non fosse stato vaccinato, in quanto la madre, destinataria delle comunicazioni sanitarie, aveva scelto in autonomia.

Ma non sono tanto le situazioni estreme a doverci far sobbalzare, peraltro gestite con grandissima professionalità da parte dei servizi del Comune di Bologna, come abbiamo potuto apprendere nel corso dell’U.C. di martedì scorso, bensì quelle che dovrebbero ritenersi normali e che invece spesso si trasformano in un incubo per uno dei due genitori; si moltiplicano i casi di padri (percentualmente il fenomeno riguarda prevalentemente loro) che con la separazione si ritrovano ai margini della società, in situazioni di indigenza economica e psicologica e negati della presenza del figlio che fino ad un momento prima della separazione era una costante della propria vita e che si rivolgono alle associazioni dei papà separati per essere assistiti gratuitamente per veder riconosciuti i diritti del bambino come i propri.  

La stampa nei giorni scorsi ci ha raccontato di quei padri che si rivolgono allo sportello della Caritas e la stessa Cassazione, il 10 maggio scorso, ha stabilito in una sua sentenza che il diritto all’assegno di divorzio è condizionato dalla mancanza di «mezzi adeguati» dell’ex coniuge o, comunque, dell’impossibilità dello stesso «di procurarseli per ragioni oggettive» dando così ragione al marito che non godeva più dello status economico di un tempo.

E’ invece la Corte di Giustizia europea a stabilire che le autorità nazionali devono sanzionare la mancata cooperazione di uno dei genitori, non solo, gli Stati sono tenuti a prendere decisioni rapide perché il fattore tempo può avere conseguenze irreparabili nelle relazioni con i figli.

Credo pertanto sia opportuno che anche l’Amministrazione comunale di Bologna attui tutto quanto in proprio potere per migliorare la qualità della vita e l’educazione dei cittadini, favorire l’eliminazione di alibi che alimentano e o producono de-responsabilizzazione da parte dei singoli e al contempo consentire concretamente l’accesso alle informazioni che riguardano i minori da parte di entrambi i genitori, così come la reale realizzazione del diritto della donna a fruire di pari opportunità nel lavoro e nella vita privata e più in generale ridurre i motivi di conflittualità nei rapporti familiari delle coppie separate.

Per queste ragioni presento un odg per iter ordinario avente  ad oggetto l’istituzione a Bologna del cd. registro per la bigenitorialità. 

Uno strumento che permette di annotare formalmente anche la residenza o il domicilio del genitore non “collocatario”. Nella maggior parte delle separazioni l’affido dei figli è condiviso ma la loro “collocazione” prevalente sancisce anche la loro residenza legale. Da quel momento le istituzioni dialogano unicamente con il  genitore collocatario per tutto quello che riguarda i figli.

Il registro della bigenitorialità permette a entrambi di avere le medesime informazioni (prestazioni sanitarie, consenso medico-pediatrico, firma pagella, iscrizione scolastica, gestione eventi religiosi, centri estivi ecc.). 

L’annotazione del doppio domicilio non incide minimamente sulla sentenza di affido e ha il mero obiettivo di favorire le comunicazioni inerenti il bambino ad entrambi i genitori consentendo anche di prevenire motivi di risentimento e ridurre la conflittualità, eliminando squilibri legati all’essere o meno genitore co-residente.

La mappa dei comuni che stanno adottando il registro è in continua evoluzione.

Qui il link al mio intervento in Consiglio Comunale del 15 maggio 2017 ed il testo dell’odg che  ho presentato e che verrà discusso prossimamente in commissione.

http://comunicatistampa.comune.bologna.it/2017/consiglio-comunale-lintervento-dinizio-seduta-della-consigliera-isabella-angiuli-865

 

Testo dell’odg presentato Registro Bologna

Conoscere la Bigenitorialità e favorirne la migliore applicazione a Bologna – udienza conoscitiva da me richiesta il giorno 10/5/2017

La Convenzione sui diritti per l’infanzia approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il 20-11-1989 stabilisce all’art. 18 comma I:
“Gli Stati parti faranno del loro meglio per garantire il riconoscimento del principio secondo il quale entrambi i genitori hanno una responsabilità comune per quanto riguarda l’educazione del fanciullo e il provvedere al suo sviluppo. La responsabilità di allevare il fanciullo e di provvedere al suo sviluppo incombe innanzitutto ai genitori oppure, se del caso ai suoi tutori legali i quali devono essere guidati principalmente dall’interesse preminente del fanciullo”.
Tali principi sono stati recepiti dall’ordinamento giuridico del nostro paese, con legge di ratifica 76/1991.
La Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (Adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 1979, e ratificata dall’Italia il 10 giugno 1985), che all’art. 5 afferma:
“Gli Stati parte prendono ogni misura adeguata:
b) per fare in modo che l’educazione familiare contribuisca alla comprensione del fatto che la maternità è una funzione sociale e che uomini e donne hanno responsabilità comuni nella cura di  allevare i figli e di assicurare il loro sviluppo”.
L’art. 30 comma I della Costituzione italiana recita:
“E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”.
Infine, la legge n. 54/2006, meglio conosciuta come Legge sull’Affido Condiviso, tradotta nell’art. 337 ter c.c., introduce il principio della bigenitorialità come il diritto soggettivo del bambino affinché possa continuare ad avere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi e a ricevere da ciascuno di essi cura, educazione e istruzione, a prescindere dal rapporto di coppia;
elimina l’assimmetria tra i genitori prima giuridicamente prevista, sancendo la centralità del minore ed il suo superiore interesse;
prevede che con l’affido condiviso, i genitori, in quanto tali, conservino i propri diritti/doveri esercitando entrambi la responsabilità genitoriale; 
estende la tutela educativa e affettiva del bambino agli ascendenti e ai propri parenti di ciascun ramo genitoriale, con i quali ha diritto di mantenere un rapporto significativo;
Non utilizzerò questo breve spazio di un intervento in udienza conoscitiva per fare un excursus della legge o delle degli elementi che hanno portato alla definizione della legge ma vorrei arrivare subito al punto per il quale ho deciso di richiedere questa udienza conoscitiva.
Dal 2006, anno di introduzione della legge sull’affido condiviso, ad oggi sono trascorsi 11 anni. Controllare l’attuazione della legge in questi 11 anni e valutarne gli effetti anche sul nostro territorio deve essere un dovere della politica ed è condizione indispensabile per legiferare in modo puntuale e attento alle richieste dei cittadini tanto più quando queste diventano impellenti e oggetto di sofferenza perché pregiudicano l’equilibrio fisico e psichico dei singoli ed il benessere dei minori e delle relazioni familiari dei quali questi si nutrono.
Si tratta di temi sui quali la politica a mio avviso dovrebbe sempre più giocare un ruolo in anticipo e non come invece spesso accade attendere di essere tirata per la giacchetta dai molti che ne reclamano l’assenza.
La legge 54/2006 sull’affido condiviso rimane tuttora decisamente carente sul piano dell’attuazione e non lo dice la Consigliera Angiuli bensì emerge da un recente rilevamento operato dall’ ISTAT sull’intero periodo 2005-2015 (Report novembre 2016 p. 13) e dalle Valutazioni contenute nella Circolare del Miur n. 5336/2015.
Scrive il MIUR nella circolare citata
“va constatato che, nei fatti, ad otto anni dall’approvazione della legge sull’affido condiviso, questa non ha mai trovato una totale e concreta applicazione anche nella quotidiana ordinarietà della vita scolastica dei minori.
Si invitano, pertanto, le SS.LL. a voler incoraggiare, favorire e garantire l’esercizio del diritto/ dovere del genitore separato o divorziato o non più convivente, anche se non affidatario e/o non collocatario (articoli 155 e 317 c.c.), di vigilare sull’istruzione ed educazione dei figli e conseguentemente di facilitare agli stessi l’accesso alla documentazione scolastica e alle informazioni relative alle attività scolastiche ed extrascolastiche previste dal POF”.
Solo a titolo meramente esemplificativo, si ritiene opportuno segnalare alcune delle azioni amministrative che le istituzioni scolastiche possono porre in essere per favorire la piena attuazione del principio di bigenitorialità a cui ogni minore figlio di genitori separati ha diritto:
inoltro, da parte degli uffici di segreteria delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, di tutte le comunicazioni – didattiche, disciplinari e di qualunque altra natura – anche al genitore separato/divorziato/non convivente, sebbene non collocatario dello studente interessato;
• individuazione di modalità alternative al colloquio faccia a faccia, con il docente o dirigente scolastico e/o coordinatore di classe, quando il genitore interessato risieda in altra città o sia impossibilitato a presenziare personalmente;
• attribuzione della password, ove la scuola si sia dotata di strumenti informatici di comunicazione scuola/famiglia, per l’accesso al registro elettronico, ed utilizzo di altre forme di informazione veloce ed immediata (sms o email).
• richiesta della firma di ambedue i genitori in calce ai principali documenti (in particolare la pagella), qualora non siano in uso tecnologie elettroniche ma ancora moduli cartacei. Si suggerisce, infine, laddove per la gestione di pratiche amministrative o didattiche concernenti l’alunno risulti impossibile acquisire il consenso scritto di entrambi i genitori, ovvero laddove un genitore sia irreperibile, di inserire nella modulistica la seguente frase:
“Il sottoscritto, consapevole delle conseguenze amministrative e penali per chi rilasci dichiarazioni non corrispondenti a verità, ai sensi del DPR 245/2000, dichiara di aver effettuato la scelta/richiesta in osservanza delle disposizioni sulla responsabilità genitoriale di cui agli artt. 316, 337 ter e 337 quater del codice civile, che richiedono il consenso di entrambi i genitori”.
Confida nella disponibilità delle SS.LL per dare l’opportuna diffusione, nelle forme comunicative ritenute più idonee, alle azioni che le singole istituzioni scolastiche possono porre in essere per favorire il rispetto delle norme sopra citate e, soprattutto, per promuovere il rispetto dei diritti educativi dei minori figli di genitori separati/divorziati/non conviventi e non collocatari.”
Il fatto è che l’affido in molti casi non è materialmente condiviso!
A fronte di questo vuoto applicativo sono moltissimi i genitori non collocatari che si rivolgono alle associazioni per reclamare il riconoscimento dei diritti in primis dei figli di poter vivere con entrambi i genitori.
Le comunicazioni inerenti i figli provenienti da diversi enti o istituzioni quali la scuola la parrocchia le aziende sanitarie ed altre non sempre vengono rivolte ad entrambi i genitori. È di poco tempo fa il caso di un genitore che ha appreso dal proprio figlio la notizia che quest’ultimo non fosse stato vaccinato. In questo specifico caso essendo la madre destinataria delle comunicazioni inerenti le vaccinazioni da parte dell’Asl non aveva condiviso con l’altro genitore la decisione di non vaccinare il figlio il quale ha poi informato il padre della non avvenuta vaccinazione.
Ma non sono tanto le situazioni estreme a doverci far sobbalzare quanto quelle che dovrebbero ritenersi normali e che invece spesso si trasformano in un vero incubo per uno dei due genitori.
Credo pertanto sia opportuno attuare tutto quanto in nostro potere per migliorare la qualità della vita e l’educazione della nostra comunità, favorire l’eliminazione di alibi che alimentano e producono deresponsabilizzazione da parte dei singoli, consentire concretamente l’accesso alle informazioni che riguardano i minori da parte di entrambi i genitori, consentire la reale realizzazione del diritto della donna a fruire di pari opportunità nel lavoro e nella vita privata, più in generale abbassare la conflittualità nei rapporti familiari delle coppie separate.
Il registro per la bigenitorialità
E’ uno strumento che permette di annotare formalmente anche la residenza o il domicilio del genitore non “collocatario”. Nella maggior parte delle separazioni, infatti, l’affido dei figli è condiviso, ma la loro “collocazione” prevalente sancisce anche la loro residenza legale. Questo significa che le istituzioni dialogano unicamente con un genitore per tutto quello che riguarda i figli, salute e scuola, ad esempio. Il registro della bigenitorialità permette a entrambi di avere le medesime informazioni.
La mappa dei comuni che stanno adottando il registro è in continua evoluzione. Hanno detto sì città come Verona, Siracusa, Parma, Savona e Bari. Altre hanno detto no, Modena e Cesena, ad esempio.
Alcune stanno discutendo come Torino e Milano. Insomma il massimo dell’incertezza. L’ ‘istituzione di tale registro a Bologna è auspicabile e per questo desidero manifestare la mia intenzioni di depositare un Odg da trattare in Consiglio Comunale per l’istituzione e la regolamentazione del Registro anche a Bologna.
La creazione e l’aggiornamento di un Registro Comunale della Bigenitorialità consentirà a chiunque lavori con i minori nell’esercizio delle professioni socio-sanitarie e delle professioni scolastiche (prestazioni sanitarie, consenso medico-pediatrico, firma pagella, iscrizione scolastica, gestione eventi religiosi, centri estivi ecc.) di inviare ad ambedue i genitori copie delle suddette comunicazioni.
Con la disponibilità di tale Registro, entrambi i genitori del minore avranno la possibilità di annotare la propria diversa domiciliazione legandola al nominativo del proprio figlio, in modo che le diverse istituzioni che si occupano del minore possano conoscere i riferimenti di entrambi i genitori rendendoli partecipi di ogni comunicazione che lo riguardi.
Il registro sarà disciplinato da apposito regolamento e costituirà un segnale di attenzione e di civiltà nei confronti delle persone e delle famiglie, ma soprattutto dei bambini e delle bambine, allo scopo di prevenire motivi di risentimento e ridurre la conflittualità, eliminando squilibri legati all’essere o meno
genitore co-residente.

A Trento dal 2012 un progetto che favorisce convivenze molto salutari

“Dal 2012 a Trento alcuni richiedenti asilo convivono in case private con persone con problemi psichiatrici: danno un supporto relazionale, in cambio di un contributo che può arrivare a 723 euro al mese. Per le persone fragili è un guadagno enorme in qualità della vita, tanto che dall’area salute mentale il Comune ora ha esteso il progetto a anziani, minori e persone con disabilità.”

Il progetto si chiama “Amici per Casa” ed è partito nell’autunno 2012, sulla scia della prima ondata di emergenza migranti provenienti dalla Libia.
I profughi e i richiedenti asilo vengono segnalati dal circuito Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) (costituito dalla rete degli enti locali che per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo), seguono un corso di formazione e un tirocinio, vivono insieme a persone con problematiche psichiatriche o con lunghe storie di emarginazione, ricevendo dal Comune un contributo che può arrivare fino a 723 euro al mese. Questo progetto nasce dall’intuizione e dalla determinazione di alcuni responsabili dei servizi comunali che gli immigrati non sono un soggetto fragile da accudire o un mero problema da risolvere: gli immigrati qui sono diventati una risorsa preziosa per il welfare locale. Arrivano prevalentemente dall’Africa, hanno un’età media di 37 anni e non hanno un reddito né un tetto.
Gli accolti, invece, sono in primis persone con problemi psichiatrici, che nei servizi tradizionali non trovano risposte ai loro bisogni. Le persone firmano un patto e vanno a vivere insieme, in case vere di cui curano la gestione quotidiana.

“Una persona che trascorreva più tempo in ospedale che fuori, ha ridotto i ricoveri a 5/6 all’anno. Un’altra è riuscita a costruire un vero e proprio progetto di vita indipendente e gli accoglienti sono diventati “badanti”, con contratti regolari. C’è chi ha riconquistato la cura di sé e con la propria persona, mentre una donna è stata affiancata da due ragazzi africani che avevano fatto come lei vita di dormitori: l’hanno ri abituata alla casa e sono riusciti addirittura poi a seguirne l’inserimento in una struttura per anziani dopo che le è stato diagnosticato un tumore.

Perché il modello di Trento è vincente?  Perché basato sul riconoscimento che esiste un “sapere esperienziale” degli utenti dei servizi di salute mentale e dei loro famigliari. A questo si aggiunge la convinzione che «chi ha vissuto tanti problemi, come i richiedenti asilo, è più capace di stare vicino a chi soffre» e sul fatto oggettivo che «le culture di provenienza di profughi e richiedenti asilo sono meno stigmatizzanti della nostra rispetto alla diversità e alla fragilità», afferma Renzo De Stefani, responsabile del servizio di salute mentale di Trento, il primo a scommettere sull’idea.

L’esito per il Comune è sorprendente se pensiamo all’importante riduzione dei costi. Il focus dev’essere la qualità della vita dei cittadini e solo per questo il progetto sarebbe vincente ma, tuttavia, la riduzione di costi è talmente evidente che è impossibile tornare indietro: con il contributo massimo si arriva a 23 euro al giorno!!! contro gli almeno 100 euro di qualsiasi struttura assistenziale. Il Comune di Trento su questo progetto ha deciso così di andare avanti: dalle prime convivenze sperimentali fatte tra richiedenti asilo e persone dell’area salute mentale, il 2015/16 è stato l’anno dell’introduzione di nuove forme di assistenza: la convivenza diurna, per persone che hanno bisogno di un sostegno solo in alcune ore della giornata, con l’accogliente che va al domicilio della persona accolta, ed il coinvolgimento di nuovi target: anziani, minori e persone con disabilità, anche in vista del “dopo di noi”. Anche alcuni italiani hanno fatto il corso e sono diventati accoglienti. Questa è una frontiera su cui il Comune di Trento ha già espresso l’intenzione di continuare ad investire.
A mio avviso, vista anche l’emergenza migranti che la nostra città certamente si troverà a gestire nei prossimi mesi e anni, è necessario che progetti come questo vengano messi in cantiere e da subito anche a Bologna. Per questo motivo ho ritenuto utile condividere con il Consiglio questo breve resoconto uscito sulla rivista vita.it ed è mia intenzione raccogliere tutta la documentazione di supporto per poter favorire la replicazione del progetto a Bologna con i necessari adeguamenti, coinvolgendo nei prossimi giorni anche all’assessore Rizzo Nervo.

Il futuro, dicono da Trento ed è cosa nota anche a noi, sarà sempre meno delle comunità ad alta protezione, costosissime e di scarsa utilità, e sempre più di queste forme imperniate sull’accoglienza e la convivenza tra pari».
Il valore aggiunto è proprio l’integrazione reale e sul campo fra sociale e sanitario. Per questo auspico che la Città di Bologna già così attiva nelle progettualità a sostegno del sociale possa guardare a questo progetto con grande attenzione e replicarlo qui a Bologna.

Qui l’articolo della rivista online Vita dove potete trovare un resoconto più esteso
http://www.vita.it/it/article/2017/01/04/trento-quelle-convivenze-molto-salutari/142064/

“Le imprese e i commercianti sono la vera forza di Bologna”

Un servizio di Gabriele Morelli andato in onda al telegiornale di TRC.TV