LO STATO DI SALUTE DELLA MANIFATTURA A BOLOGNA introduzione alla udienza conoscitiva da me richiesta e tenutasi in data 11 ottobre 2017

Manifattura tradizionale, manifattura digitale, industria e artigianato sono tutti lati di una stessa medaglia: la produzione di beni necessari a soddisfare dei bisogni. Bisogni che sono cambiati, evoluti, trasformati negli ultimi 15 anni, specchio di una società che non è più uguale a se’ stessa e conserva solo alcune delle caratteristiche di un tempo.

Ma se c’è qualcosa su cui, la nostra Regione ed in particolare la nostra città hanno da sempre rappresentato un luogo di elevatissima specializzazione, beh! questa è proprio la produzione di beni. Beni di consumo e beni strumentali, ma in particolare questi ultimi, sempre più innovativi, personalizzati sulle esigenze del cliente, integrati con l’informatica, la robotica, la tecnologia digitale, oppure lavorati a mano con il livello di artigianalità che fa del componente o dell’accessorio un pezzo unico.

Che si tratti di prodotti finiti o di prodotti lavorati in subfornitura per poi essere incorporati in altri beni o impianti, i componenti della meccanica e dell’automotive bolognese sono sparsi ovunque nel mondo e consentono alla nostra città di godere ancora oggi, nonostante tutto, di uno status economico tra i più elevati in Europa e al mondo.

Solo per fare alcuni esempi penso a settori di traino dell’economia locale quali la meccanica in tutte le sue mille sfaccettature, al legno e arredo (molte società di contract hanno sede nella nostra regione), alla protesica nel settore della salute (il distretto di Budrio rappresenta un’eccellenza mondiale). E’ proprio un artigiano di Budrio, il padre dei tutori dell’atleta Bebe Vio che con quelle protesi ha vinto l’oro nel fioretto alle paraolimpiadi del 2016.

Come dicevamo però sono molti i processi intervenuti nel passato più recente, negli ultimi 20 certamente la globalizzazione ha esposto la nostra manifattura meno specializzata ad una concorrenza proveniente dall’Asia e più in generale dall’Estremo Oriente con la quale (per ragioni di costo) risulta impossibile competere.

Inoltre, le imprese di dimensioni micro che rappresentano il 90% della nostra economia non dispongono quasi mai dei capitali necessari per investire nei processi di innovazione; il tasso di sostituzione delle vecchie imprese familiari con le nuove srl unipersonali non può certo farci stare sereni. Inoltre la crisi ha investito l’artigianato tradizionale che negli anni per diversi fattori non ha potuto riconvertirsi o rinnovarsi.

Fattori che penalizzano maggiormente i ricavi sono in ordine di importanza l’aggressività di prezzo dei competitor esteri, la crisi globale, la bassa competitività sistema Paese, l’Instabilità della nostra politica nazionale e spesso la superiorità tecnologica dei competitor esteri.

E purtroppo le leve sulle quali potremmo e dovremmo puntare sono note ma non sempre utilizzate per la carenza di capacità finanziarie: ricerca e sviluppo, marketing e comunicazione, gestione dei rischi, la leva finanziaria, la logistica e l’informatica e il digitale.

Nei processi di valutazione del personale poi inizia ad emergere con chiarezza che oltre alle competenze tecniche pesano circa il 66% ma poiché i lavori del futuro non sono ancora stati inventati iniziano a pesare le cosiddette Life skills, le competenze per la vita, termine riferito ad una gamma di abilità cognitive, emotive e relazionali di base, che consentono alle persone di operare con competenza sia sul piano individuale che su quello sociale pesano il 34%. Inoltre, è dimostrato che l’impresa nella quale le life skills pesano meno del 40% ha un ROI pari a 9,2 contro un’impresa nella quale le LS pesano più del 40% e dove è dimostrato che il ROI cresce di più di un punto percentuale, toccando l’indice di 10,8.

Tutto questo per introdurre un tema che a mio avviso dovrebbe stare a cuore a tutti: quello della Manifattura a Bologna.

Assistiamo sempre più a processi di terziarizzazione e di delocalizzazione della manifattura fuori dal contesto cittadino. Si spopolano gli insediamenti artigianali ed industriali della nostra città rischiando di dar vita a nuovi problemi.

Pur non pensando di dover rispolverare alcuni strumenti del passato quali ad esempio i distretti produttivi e i centri di servizio alle imprese sorgono spontanee alcune domande:

  1. è ancora attuale puntare sulla manifattura a Bologna? o ci dobbiamo arrendere ad una terziarizzazione seppure accompagnata e integrata da alcuni aspetti identitari della nostra manifattura locale?
  2. cosa possiamo ed è opportuno fare ancora o come Comune di Bologna per sostenere la manifattura locale?
  3. l’esperienza di Fico ci indica alcune traiettorie di riqualificazione degli spazi produttivi nel rispetto della nostra identità manifatturiera ma con un forte legame ai nuovi trend del turismo esperienziale, è una ricetta che può valere anche in altri contesti settoriali?
  4. in quest’ultimo caso, quali azioni occorre mettere in campo per replicare questo tipo di iniziativa anche in altri settori che non siano il food?

Per raccogliere informazioni e suggerimenti utili ad orientare l’attività di questa amministrazione e all’attenzione di questa Commissione, ho invitato alcuni relatori in rappresentanza delle istituzioni deputate alla promozione delle imprese che potranno aiutarci nello sviluppo di questi ragionamenti:

Giada Grandi, Segretario generale della Camera di Commercio di Bologna, Guido Caselli, Responsabile Centro Studi Unioncamere Emilia Romagna, Lanfranco Massari, Coordinatore del Tavolo TIM Bo, William Brunelli, Confindustria Emilia, Claudio Pazzaglia, CNA Bologna e l’Assessore al Bilancio del Comune di Bologna, Davide Conte.

commissione attività produttive

Pertanto desidero ringraziarli fin d’ora e mi riservo di intervenire in seguito.

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