OGGI IL CONSIGLIO COMUNALE DI BOLOGNA APPROVA IL BILANCIO PREVENTIVO 2019

Anche quest’anno il Comune di Bologna, tra i pochi in Italia, approverà il bilancio di previsione entro l’anno, confermandosi un comune virtuoso e in grado di rispettare di tempi, assicurando continuità e piena efficienza ed efficacia all’azione amministrativa.

700 milioni di euro investiti in servizi ai cittadini tra i migliori in Italia in termini qualitativi (non lo diciamo noi, lo affermano i nostri cittadini nell’ultima relazione sulla qualità della vita a Bologna) e lavori pubblici, in primis per la riqualificazione delle scuole e dell’edilizia pubblica.

Un plauso va anche al metodo di coinvolgimento dei quartieri e della cittadinanza nella costruzione delle linee strategiche di bilancio così come sulla condivisione delle stesse all’interno di un tour di consigli aperti che hanno appunto riportato a migliaia di cittadini gli obiettivi del prossimo anno.

Il bilancio di quest’anno, come spesso ha sottolineato l’Assessore Conte, non è qualcosa di immobile ma uno strumento vivo che si muove con il mutare delle esigenze della cittadinanza e a mio avviso riesce a veicolare molto efficacemente la capacità dell’Amministrazione di cogliere le mutate esigenze e di tradurle in servizi.

Al Bilancio sono collegati migliaia di interventi raccolti in specifiche delibere di giunta ma soprattutto nel DUP il cosiddetto Documento Unico di Programmazione (Dup) del prossimo triennio, cioè l’insieme dei progetti previsti dai singoli settori.

E’ un Bilancio innovativo come ha più volte sottolineato il Sindaco Merola perché prevede una riduzione del debito cui conseguirà una riduzione degli interessi passivi e delle rate dei mutui passivi a carico dell’Amministrazione.

Le risorse liberate dalla riduzione del debito (che ricordiamo derivano anche dall’alienazione di una parte delle azioni libere di Hera – anche qui una scelta fortemente voluta dalla maggioranza) sono risorse che, a pressione fiscale invariata e in alcuni casi addirittura in calo, il Comune potrà liberamente investire sui Servizi pubblici ai cittadini e in investimenti in Lavori pubblici.

Il debito del Comune di Bologna, che all’inizio di quest’anno era a quota 128,5 milioni di euro, sarà sceso al termine del mandato a 72,1 milioni.

Significa che l’indebitamento pro capite dei bolognesi calerà da 332 a 185 euro, una riduzione di oltre il 40%. Tra il 2017 e il 2021 si stima un risparmio di quasi 41 milioni in rate dei mutui: risorse che andranno ai cittadini attraverso i servizi, al welfare e alla scuola, alle assunzioni di personale.

Ha portato ottimi risultati anche l’impegno per il recupero dell’evasione dei tributi locali che dal 2011 ha riportato all’amministrazione oltre 105 milioni di euro da destinare ai servizi per la comunità.

Sul fronte delle entrate, è previsto l’anno prossimo un aumento degli introiti dell’imposta di soggiorno visto l’aumento del movimento turistico: si passa da circa 6 milioni della previsione 2018 a circa 8 milioni.

Previsioni in calo anche per le multe: da 62 milioni previsti l’anno scorso a 57 milioni previsti per il 2019, a conferma dell’efficacia delle misure di deterrenza.

Grazie a questi risultati, saranno 105.000 i cittadini bolognesi che potranno godere dell’esenzione Irpef che era stata annunciata per i cittadini a rischio di disagio economico. Circa 1 cittadino su 3 viene esentato dall’Irpef.

Grazie alla modifica del regolamento Tari, anche alcune migliaia di piccole imprese potranno godere di una riduzione della tassa sui rifiuti urbani assimilati, in quanto l’amministrazione ha accolto la richiesta di sanare una disparità di trattamento nel calcolo Tari tra imprese industriali e imprese artigiane, oppure in merito allo sconto conseguente all’avvio al riciclo di rifiuti assimilati.

Poiché però la priorità della nostra amministrazione è l’equità sociale e l’assistenza sociale e sanitaria universale, è intenzione dell’amministrazione continuare a sostenere chi ha meno e anche una fascia di popolazione (che fa riferimento al cosiddetto ceto medio) che si è molto impoverita negli anni e che oggi è a forte rischio di esclusione sociale.

La nostra priorità è quella sì della sicurezza ma certamente della sicurezza sociale, ovvero un poderoso sistema di welfare che solo nel prossimo anno prevede l’allocazione di circa 150 milioni di euro. Questa è la vera chiave del successo del Comune di Bologna, di questo andiamo orgogliosi noi consiglieri di maggioranza. Un sistema non scontato (!), e che certamente non voglio e non posso definire perfetto, ma che è frutto di scelte politiche condivise a livello locale, di un patto di responsabilità con le rappresentanze economiche economiche e sociali, ma che hanno una ricaduta concreta perché attuate, perseverate oserei dire dai nostri dirigenti e funzionari e dalla alta professionalità di tutti i nostri collaboratori. Colgo l’occasione di questo intervento per ringraziare tutto l’apparato tecnico del Comune di Bologna.

Nel welfare non posso non citare la mole di interventi previsti in azioni di promozione della salute pubblica, nella creazione di un numero telefonico unico ed una mail unica per l’accesso ai servizi sociali; nelle azioni sperimentali di presa in carico dei pazienti cronici già dall’accesso ai pronto soccorso (su cui presento anche un ordine del giorno teso a valorizzare questa sperimentazione e proseguirla). C’è poi tutto il fondo per la non autosufficienza per anziani e disabili messo a disposizione dalla Regione Emilia Romagna (50 milioni di euro), i contributi anti-scippo, i servizi per le persone che presentano caratteristiche di grave emarginazione, il servizio civile universale che assieme allo strumento del reddito di inclusione sociale o di quello che sarà il reddito di cittadinanza, sarà fonte di sostentamento per cittadini anche giovani che non sono ancora entrati o sono stati espulsi dal mondo del lavoro. Infine è prevista la ricomposizione di tutto il servizio sociale sotto la responsabilità del Comune.

Resta una grande incognita e deve destare preoccupazione in tutti noi il tema della protezione internazionale, in primis dei minori stranieri non accompagnati che con il Decreto Sicurezza rischiano di non poter più accedere ad alcun servizio del nostro Comune con conseguenti problemi anche per tutti i cittadini bolognesi. Ci tengo a fare una riflessione specifica su questo. Negli scorsi mesi il nostro Consiglio ha trattato un tema di grande attualità e inerente l’allontanamento di Mimmo Lucano sindaco di Riace dal suo paese con l’accusa di attività non corrette nella gestione dei migranti, molte voci si sono levate in sostegno di Lucano, una larga parte del nostro consiglio ha votato a favore del conferimento della Cittadinanza onoraria a questo Sindaco coraggioso che ha gestito una situazione esplosiva con gli strumenti che aveva a disposizione e con uno straordinario impegno personale.

E nonostante la solidarietà che va data a Lucano come a tutti quei sindaci dei piccoli comuni (in particolare quelli del sud) che lottano tra mille difficoltà, non posso non dire che è qui da noi, a Bologna, che il modello di accoglienza si è realizzato in tutta la sua eccellenza. Ciò è stato possibile anche perché il cosiddetto Sprar qui ha potuto attecchire su un sistema di welfare estremamente efficiente e già rodato. Non è pensabile un arretramento da questo punto di vista! perché ne va della tenuta del nostro sistema.

Altro pilastro di questo Bilancio, è certamente rappresentato dal Piano dei Lavori pubblici che non può passare inosservato e che va nella direzione di dare risposte al tema della Casa, dell’emergenza abitativa da destinare al fondo per l’affitto agevolato alle giovani coppie, agli studenti universitari, attraverso interventi sull’edilizia residenziale pubblica e che prevede interventi sulle periferie, interventi sulla sicurezza e qualificazione dell’edilizia scolastica. Si tratta di un complesso di interventi che complessivamente ammonta a 215 milioni di euro.

Va dato atto al Sindaco Merola di aver mantenuto la promessa di privilegiare gli investimenti nei quartieri periferici, nonostante il Governo giallo – verde abbia di fatto bloccato i 18 progetti del Piano Periferie già presentati dal nostro Comune e sui quali speriamo il Governo provveda quanto prima ad uno sblocco di risorse già stanziate dal governo precedente.

In questo senso vedo molto interventi interessanti, ad esempio il lavoro avviato dall’assessore Lombardo sull’Area produttiva delle Roveri, oppure il lavoro di incontro e ascolto che l’Assessore Aitini sta svolgendo sul Pilastro, a questo proposito ho ritenuto opportuno presentare un ordine del giorno relativo alla riqualificazione del Centro Commerciale e Artigianale del Pilastro che a mio avviso è un progetto strategico, sul quale per la sua peculiarità necessita e un supplemento di indagine e di approfondimenti che solo l’amministrazione grazie alle competenze disponibili può realizzare.

Penso poi al Bilancio partecipativo del Comune di Bologna, dove sono i cittadini a proporre e decidere alcuni progetti da finanziare nel proprio quartiere.

Penso ancora al lavoro sul centro storico, alle indagini avviate anche dalla Assessora Orioli in merito alla possibilità di presentare anche per Bologna un Regolamento per la Valorizzazione del Centro Storico (chiamato anche Decreto Unesco). Tema sul quale avevo presentato un odg lo scorso anno e rispetto al quale ho voluto portare un contributo anche quest’anno con la presentazione di un ordine del giorno sul censimento e la valorizzazione delle Botteghe Storiche a Bologna e la loro possibile transizione verso la forma della Bottega Scuola.

Quest’anno poi avrebbe dovuto essere anche un anno importante per una grande opera per Bologna: il Passante di Mezzo e l’insieme delle opere di adduzione e compensative per le quali il Comune di Bologna aveva già raggiunto un accordo e aveva lavorato per migliorare la viabilità cittadina e lo snodo a livello nazionale.

Anche qui dobbiamo ritenerci vittime di una decisione imposta dal Governo. Un atteggiamento che nel metodo valuto come estremamente negativo in quanto noncurante delle decisioni che l’amministrazione aveva preso con grande responsabilità e condiviso con la cittadinanza. Auspico si riesca, invece, nel merito, a recuperare almeno una parte di questo lavoro per il bene dei cittadini. Come trovo molto positivo il lavoro sulla Mobilità, in primis la progettazione del tram, le piste ciclabili, il rafforzamento del sistema ferroviario metropolitano. Tutti pezzi del Pums Piano Urbano per la Mobilità sostenibile.

Non c’è molto tempo per illustrare le tante buone scelte di questo Comune e probabilmente parlano per noi i volti felici dei nostri cittadini e dei turisti che ogni giorno godono della bellezza della nostra città, parla per noi il tasso di soddisfazione altissimo dei nostri concittadini in merito a molte variabili.

Ad esempio dall’80 all’85% dei cittadini intervistati per l’indagine sulla qualità della vita a Bologna segnala una grande soddisfazione in merito alla propria vita personale, lavorativa, della propria zona di residenza. E’ altresì altissimo il gradimento dei servizi pubblici, da quelli culturali come le biblioteche (molto apprezzate dal 90% degli intervistati) all’illuminazione pubblica (si pensi al grande investimento nel passaggio all’illuminazione pubblica a LED). Sono altissimi i livelli di partecipazione sociale, partecipazione culturale, adesione alle associazioni di volontariato.

Non mancano certamente le criticità e livelli di soddisfazione più bassi, in merito alla cura della città, al sistema della raccolta dei rifiuti, ma si tratta di temi sui quali siamo molto impegnati per migliorare lo stato delle cose.

Io credo che nei prossimi anni questo Comune debba continuare a puntare con decisione nella direzione avviata e avere coraggio nel distribuire risorse in progetti speciali legati al rafforzamento delle competenze dei giovani e di conseguenza del loro benessere, sia in termini di accesso ai servizi che dal punto di vista della formazione e dell’incentivo all’auto imprenditorialità.

Io stessa mi impegno a continuare a portare il mio contributo in questa direzione.

Grazie Presidente.

CONGRESSO PD: TROVO PIU’ INTERESSANTE RICUCIRE I RAPPORTI CON LE PERSONE

Qui trovate le dichiarazioni che avevo rilasciato a InCronaca la Testata del Master in Giornalismo dell’Università di Bologna.

“Se Claudio Mazzanti e l’assessore Matteo Lepore appoggiano espressamente Zingaretti, altri sono ancora indecisi, tra questi l’assessore Aitini che si riserva di decidere quando saranno ufficializzate le diverse candidature e la consigliera Isabella Angiuli: «Non ho ancora deciso chi sostenere. Sono consigliera comunale, ma anche Segretaria del Circolo PD Murri e oltre alle facce e i nomi dei candidati aspetto di conoscere i loro “programmi” e in cosa si distinguono gli uni dagli altri. Proposte che non saranno poi così distanti una dall’altra e non apprezzo molto tutta questa corsa alle autocandidature. Sintomo di scarso senso di responsabilità verso gli iscritti e gli elettori. In questo momento avrei gradito due tre proposte al massimo.Sono anche dell’idea che un congresso che si andrà a sovrapporre temporalmente alle elezioni dreni le energie al PD. E ha aggiunto: «Deciderò sulla base dei candidati in campo, ma devo essere sincera questo congresso PD non mi sta appassionando un granché mentre trovo molto più interessante ricucire i rapporti con le persone». ”

https://incronaca.unibo.it/archivio/2018/11/14/voteremo-in-base-alle-proposte-non-in-base-ai-i-nomi

ANGIULI: IL TRAM E’ UNA NECESSITA’

«Abbiamo un problema serio sulle circolari a Bologna!». Così aveva scritto, sul proprio profilo Facebook, Isabella Angiuli, consigliera comunale Pd, dopo che il traffico cittadino era andato completamente in tilt a causa del maltempo. Tanti i disagi in città, con sottopassaggi allagati e code chilometriche lungo i viali. Per il ponte, le previsioni meteo segnalano pioggia e non è da escludere che la viabilità piombi di nuovo nel caos. «Tper è brava a gestire queste situazioni – commenta Angiuli -, ma nelle emergenze dobbiamo dare una mano tutti. Cerchiamo di usare la macchina solo se necessario».

https://incronaca.unibo.it/archivio/2018/10/31/angiuli-il-tram-e-una-necessita

APPROVATO IL BILANCIO DI PREVISIONE DEL COMUNE DI BOLOGNA E ALCUNI MIEI ODG COLLEGATI SU IMPRESA, URBANISTICA E PROFESSIONI

Bologna si conferma una città virtuosa, il 21 Dicembre in Consiglio comunale abbiamo approvato il bilancio previsionale del Comune di Bologna e vi assicuro che non sono tanti i Comuni delle dimensioni del nostro che possono vantare di avere questa buona abitudine.

Con 22 voti a favore (Sindaco, Partito Democratico, Città comune con Amelia) e 14 voti contrari (Movimento 5 stelle, Lega Nord, Forza Italia, Insieme Bologna, Coalizione civica) il Sindaco e la Giunta possono concretamente dare attuazione alle linee di indirizzo e ai progetti previsti nel Dup (Documento Unico di Programmazione).

Il nostro bilancio vuole rispondere innanzitutto  alle esigenze reali delle persone e delle famiglie e per questo prevede: equità, tariffe inalterate, esenzione dal pagamento Irpef per le fasce deboli della popolazione, investimenti in opere pubbliche e, da quest’anno, anche una riduzione delle tariffe dei nidi e di alcuni servizi integrativi e scolastici.

Importante anche il Fondo per l’affitto con cui vogliamo venire incontro alle giovani coppie e ai lavoratori precari.

Con l’occasione del Bilancio, ho anche presentato quattro ordini del giorno su Incentivi alle imprese, Urbanistica, Professioni  e Regolamento del Centro storico per il contrasto al degrado e l’incentivo di essercizi commerciali virtuosi.

Se avete richieste di informazioni sulle notizie di stampa che riguardano il nostro Comune, scrivetemi a: isabella.angiuli@gmail.com sarò lieta di rispondere a dubbi e richieste di chiarimenti.

Intanto vi auguro un Natale sereno fatto di amicizia, amore e di cura di sé e dei propri cari e per il Nuovo Anno la fortuna di star bene e di riuscire ad affrontare i problemi con un po’ di filosofia e con la consapevolezza che le cose ad un certo punto si sistemano 😉

Un abbraccio,

Isabella 

ps: Tutti i documenti sul bilancio del Comune saranno disponibili online a questo indirizzo: http://bilancio.comune.bologna.it/ e i miei odg ai seguenti link:

457806_2017. OdG bilancio- legge regionale urbanistica

457826_2017. OdG bilancio- equo compenso

457875_2017. OdG bilancio- tutela centro storico

457916_2017. OdG bilancio- Incredibol

Qui trovate il Comunicato Stampa del Comune di Bologna

LO STATO DI SALUTE DELLA MANIFATTURA A BOLOGNA introduzione alla udienza conoscitiva da me richiesta e tenutasi in data 11 ottobre 2017

Manifattura tradizionale, manifattura digitale, industria e artigianato sono tutti lati di una stessa medaglia: la produzione di beni necessari a soddisfare dei bisogni. Bisogni che sono cambiati, evoluti, trasformati negli ultimi 15 anni, specchio di una società che non è più uguale a se’ stessa e conserva solo alcune delle caratteristiche di un tempo.

Ma se c’è qualcosa su cui, la nostra Regione ed in particolare la nostra città hanno da sempre rappresentato un luogo di elevatissima specializzazione, beh! questa è proprio la produzione di beni. Beni di consumo e beni strumentali, ma in particolare questi ultimi, sempre più innovativi, personalizzati sulle esigenze del cliente, integrati con l’informatica, la robotica, la tecnologia digitale, oppure lavorati a mano con il livello di artigianalità che fa del componente o dell’accessorio un pezzo unico.

Che si tratti di prodotti finiti o di prodotti lavorati in subfornitura per poi essere incorporati in altri beni o impianti, i componenti della meccanica e dell’automotive bolognese sono sparsi ovunque nel mondo e consentono alla nostra città di godere ancora oggi, nonostante tutto, di uno status economico tra i più elevati in Europa e al mondo.

Solo per fare alcuni esempi penso a settori di traino dell’economia locale quali la meccanica in tutte le sue mille sfaccettature, al legno e arredo (molte società di contract hanno sede nella nostra regione), alla protesica nel settore della salute (il distretto di Budrio rappresenta un’eccellenza mondiale). E’ proprio un artigiano di Budrio, il padre dei tutori dell’atleta Bebe Vio che con quelle protesi ha vinto l’oro nel fioretto alle paraolimpiadi del 2016.

Come dicevamo però sono molti i processi intervenuti nel passato più recente, negli ultimi 20 certamente la globalizzazione ha esposto la nostra manifattura meno specializzata ad una concorrenza proveniente dall’Asia e più in generale dall’Estremo Oriente con la quale (per ragioni di costo) risulta impossibile competere.

Inoltre, le imprese di dimensioni micro che rappresentano il 90% della nostra economia non dispongono quasi mai dei capitali necessari per investire nei processi di innovazione; il tasso di sostituzione delle vecchie imprese familiari con le nuove srl unipersonali non può certo farci stare sereni. Inoltre la crisi ha investito l’artigianato tradizionale che negli anni per diversi fattori non ha potuto riconvertirsi o rinnovarsi.

Fattori che penalizzano maggiormente i ricavi sono in ordine di importanza l’aggressività di prezzo dei competitor esteri, la crisi globale, la bassa competitività sistema Paese, l’Instabilità della nostra politica nazionale e spesso la superiorità tecnologica dei competitor esteri.

E purtroppo le leve sulle quali potremmo e dovremmo puntare sono note ma non sempre utilizzate per la carenza di capacità finanziarie: ricerca e sviluppo, marketing e comunicazione, gestione dei rischi, la leva finanziaria, la logistica e l’informatica e il digitale.

Nei processi di valutazione del personale poi inizia ad emergere con chiarezza che oltre alle competenze tecniche pesano circa il 66% ma poiché i lavori del futuro non sono ancora stati inventati iniziano a pesare le cosiddette Life skills, le competenze per la vita, termine riferito ad una gamma di abilità cognitive, emotive e relazionali di base, che consentono alle persone di operare con competenza sia sul piano individuale che su quello sociale pesano il 34%. Inoltre, è dimostrato che l’impresa nella quale le life skills pesano meno del 40% ha un ROI pari a 9,2 contro un’impresa nella quale le LS pesano più del 40% e dove è dimostrato che il ROI cresce di più di un punto percentuale, toccando l’indice di 10,8.

Tutto questo per introdurre un tema che a mio avviso dovrebbe stare a cuore a tutti: quello della Manifattura a Bologna.

Assistiamo sempre più a processi di terziarizzazione e di delocalizzazione della manifattura fuori dal contesto cittadino. Si spopolano gli insediamenti artigianali ed industriali della nostra città rischiando di dar vita a nuovi problemi.

Pur non pensando di dover rispolverare alcuni strumenti del passato quali ad esempio i distretti produttivi e i centri di servizio alle imprese sorgono spontanee alcune domande:

  1. è ancora attuale puntare sulla manifattura a Bologna? o ci dobbiamo arrendere ad una terziarizzazione seppure accompagnata e integrata da alcuni aspetti identitari della nostra manifattura locale?
  2. cosa possiamo ed è opportuno fare ancora o come Comune di Bologna per sostenere la manifattura locale?
  3. l’esperienza di Fico ci indica alcune traiettorie di riqualificazione degli spazi produttivi nel rispetto della nostra identità manifatturiera ma con un forte legame ai nuovi trend del turismo esperienziale, è una ricetta che può valere anche in altri contesti settoriali?
  4. in quest’ultimo caso, quali azioni occorre mettere in campo per replicare questo tipo di iniziativa anche in altri settori che non siano il food?

Per raccogliere informazioni e suggerimenti utili ad orientare l’attività di questa amministrazione e all’attenzione di questa Commissione, ho invitato alcuni relatori in rappresentanza delle istituzioni deputate alla promozione delle imprese che potranno aiutarci nello sviluppo di questi ragionamenti:

Giada Grandi, Segretario generale della Camera di Commercio di Bologna, Guido Caselli, Responsabile Centro Studi Unioncamere Emilia Romagna, Lanfranco Massari, Coordinatore del Tavolo TIM Bo, William Brunelli, Confindustria Emilia, Claudio Pazzaglia, CNA Bologna e l’Assessore al Bilancio del Comune di Bologna, Davide Conte.

commissione attività produttive

Pertanto desidero ringraziarli fin d’ora e mi riservo di intervenire in seguito.

ANGIULI: GIUNTA MEROLA APRA CONFRONTO IN VISTA PROSSIMO BILANCIO.

ANGIULI: GIUNTA MEROLA APRA CONFRONTO IN VISTA PROSSIMO BILANCIO.

(DIRE) Bologna, 19 giu. – Nel prossimo bilancio Palazzo D’Accursio trovi il modo di abbassare le imposte per le imprese bolognesi, che sono “particolarmente tartassate”. Ad andare in pressing sulla Giunta Merola e’ lo stesso Pd che sostiene l’amministrazione, per bocca della consigliera comunale dem Isabella Angiuli, che cita la ricerca dell’Osservatorio Cna sul carico fiscale per le imprese del territorio. “A Bologna la tassazione per le Pmi va oltre il 70%- sottolinea Angiuli- basterebbero pochi punti percentuali di questa tassazione per liberare importanti risorse, che le imprese particolarmente tartassate sarebbero gia’ pronte a reinvestire in azioni di sviluppo”. L’esponente Pd cita in particolare Tari (la tassa sui rifiuti) e l’Imu. “Credo sarebbe un bel segnale da parte del Comune e di amicizia nei confronti di chi fa impresa- esorta- aprire un ragionamento su come diminuire la tassazione in particolare per le micro e piccole imprese”.
Le aziende di Bologna, rimarca Angiuli, “chiedono con forza al Governo nazionale e locale di liberare risorse da poter investire sulla crescita”. Non e’ solo un “tema di pressione fiscale elevata- spiega la dem- ma di iniqua distribuzione del carico, che svantaggia in particolare le piccole imprese personali”.
(SEGUE) (San/ Dire
15:35 19-06-17 .
NNNN

(DIRE) Bologna, 19 giu. – Per questo, Angiuli chiede di approfondire il tema “in previsione del prossimo bilancio, in quanto i dati raccolti dalle associazioni delle imprese fotografano situazioni poco eque e che non si modificano automaticamente nel corso della vita dell’impresa”, perche’ la struttura aziendale “spesso non muta” mentre “una tassazione squilibrata resta squilibrata per sempre e non ne incentiva certo la crescita”. Dunque, propone Angiuli, “sarebbe importante a livello territoriale studiare il tema della Tari, nel caso di produzione di rifiuti speciali, o dell’Imu sugli immobili produttivi-commerciali, che a causa delle elevate rendite catastali nel Comune di Bologna ci portano a essere al secondo posto per la tassazione delle imprese in Italia”. La dem ha chiesto un’udienza conoscitiva sulla Tari in commissione, a cui “potrebbero seguire altri appuntamenti per istruire il tema complessivamente in previsione del prossimo bilancio”. Nell’area metropolitana di Bologna, del resto, “gia’ da anni molti Comuni scontano alle start up la Tari per i primi anni e riducono l’Imu”, sottolinea Angiuli.
(San/ Dire
15:35 19-06-17 .
NNNN

qui è possibile scaricare il mio intervento di inizio seduta nel consiglio comunale di oggi

http://comunicatistampa.comune.bologna.it/2017/consiglio-comunale-lintervento-dinizio-seduta-della-consigliera-isabella-angiuli-857

IUS SOLI Incardinato il DDL al Senato

Aaron è un bambino afroitaliano è nato in Italia, ha 8 anni e ha finito la seconda elementare alle Cremonini a Bologna. Gioca a basket, tifa Fortitudo (yeah!) e la mamma lo manderà al campo solare anche se è molto caro per lei.

Se tutto va bene, Aaron potrà ottenere la cittadinanza italiana grazie alla legge dello #iussoli che ieri finalmente è stata incardinata al Senato.

Ti aspetto in nazionale Aaron!!!

qui trovate il testo del DDL

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00940816.pdf

CASA AIL: una casa famiglia per l’accoglienza dei malati oncoematologici e dei loro familiari

Questa mattina, grazie all’udienza conoscitiva richiesta da Marco Lombardo, i consiglieri comunali di Bologna hanno visitato Casa Ail, una casa per l’accoglienza totalmente gratuita dei malati oncoematologici del Sant’Orsola di Bologna – Istituto Seragnoli e dei loro familiari .

Sono circa 180 i nuclei familiari ospitati ogni anno!
Tutto questo avviene grazie all’impegno di circa 600 volontari, al mecenatismo di Isabella Seragnoli, all’elevato livello della ricerca scientifica coordinata dal Prof. Sante Tura, un luminare in questo ambito.

Tutto ciò  produce un impatto positivo anche sulla qualità della vita dei malati.

#istitutoseragnoli #casaAIL #AILBologna #AIL #ricerca #assistenza 

Il principio della Bigenitorialità e misure atte a garantirlo

Intervento di inizio seduta Consigliera Angiuli del 15 maggio 2017 e testo dell’Ordine del Giorno depositato 

La Convenzione ONU sui diritti per l’infanzia del 1989 e ratificata in Italia nel 1991, stabilisce all’art. 18 comma I:

“Gli Stati parti faranno del loro meglio per garantire il riconoscimento del principio secondo il quale entrambi i genitori hanno una responsabilità comune per quanto riguarda l’educazione del fanciullo e il provvedere al suo sviluppo. La responsabilità di allevare il fanciullo e di provvedere al suo sviluppo incombe innanzitutto ai genitori … i quali devono essere guidati principalmente dall’interesse preminente del fanciullo”.

La Convenzione ONU sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna del 1979 e ratificata in Italia nel 1985) all’art. 5 afferma:

“Gli Stati parte prendono ogni misura adeguata:

b) per fare in modo che l’educazione familiare contribuisca alla comprensione del fatto che la maternità è una funzione sociale e che uomini e donne hanno responsabilità comuni nella cura di allevare i figli e di assicurare il loro sviluppo”.

L’art. 30 comma I della Costituzione italiana recita: “E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”.

Infine, la legge n. 54/2006, meglio conosciuta come Legge sull’Affido Condiviso, tradotta nell’art. 337 ter c.c., introduce il principio della bigenitorialità come il diritto soggettivo del bambino affinché possa continuare ad avere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi e a ricevere da ciascuno di essi cura, educazione e istruzione, a prescindere dal rapporto di coppia;

elimina l’asimmetria tra i genitori   sancendo la centralità del minore ed il suo superiore interesse;

prevede che con l’affido condiviso, i genitori, in quanto tali, conservino i propri diritti / doveri esercitando entrambi la responsabilità genitoriale; 

estende la tutela educativa e affettiva del bambino ai parenti con i quali ha diritto di mantenere un rapporto significativo;

Arrivo dunque al cuore di questo mio intervento.

Dal 2006, anno della legge sull’affido condiviso, ad oggi sono trascorsi 11 anni. Controllarne l’attuazione concreta in questi 11 anni e valutarne gli effetti anche sul nostro territorio credo sia un dovere morale della politica ed è condizione indispensabile per legiferare in modo puntuale e attento alle richieste dei cittadini tanto più quando queste diventano impellenti e oggetto di sofferenza.

Che la legge 54/2006 sull’affido condiviso rimanga tuttora carente sul piano dell’attuazione non è una mia opinione personale bensì emerge da un recente rilevamento operato dall’ ISTAT sull’intero periodo 2005-2015 (Report novembre 2016 p. 13) e dalle Valutazioni contenute nella Circolare del Miur n. 5336/2015.

scrive il MIUR:

“va constatato che, nei fatti, ad otto anni dall’approvazione della legge sull’affido condiviso, questa non ha mai trovato una totale e concreta applicazione anche nella quotidiana ordinarietà della vita scolastica dei minori.”

Il MIUR invita i dirigenti scolastici ad incoraggiare, favorire e garantire l’esercizio del diritto / dovere del genitore separato o divorziato o non più convivente, anche se non affidatario e/o non collocatario (articoli 155 e 317 c.c.), di vigilare sull’istruzione ed educazione dei figli e conseguentemente di facilitare agli stessi l’accesso alla documentazione scolastica e alle informazioni relative alle attività scolastiche ed extrascolastiche previste dal POF”.

A titolo meramente esemplificativo, il MIUR segnala alcune azioni amministrative che si possono porre in essere per favorire la piena attuazione del principio di bigenitorialità:

  • inoltro di tutte le comunicazioni – didattiche, disciplinari e di qualunque altra natura – anche al genitore separato/divorziato/non convivente non collocatario;
  • individuazione di modalità alternative al colloquio faccia a faccia, con il docente o dirigente scolastico e/o coordinatore di classe, quando il genitore interessato risieda in altra città o sia impossibilitato a presenziare personalmente;
  • attribuzione della password per l’accesso al registro elettronico, ed utilizzo di altre forme di informazione veloce ed immediata (sms o email).
  • richiesta della firma di ambedue i genitori in calce ai principali documenti (in particolare la pagella) e in caso di genitore irreperibile dichiarazione da parte del genitore collocatario di aver effettuato la scelta consapevole delle disposizioni sulla responsabilità genitoriale del codice civile, che richiedono il consenso di entrambi i genitori”.

Confida infine nella disponibilità dei dirigenti a dare l’opportuna diffusione alle azioni che le istituzioni scolastiche possono porre in essere per favorire il rispetto delle norme citate e, soprattutto, promuovere il rispetto dei diritti educativi dei minori figli di genitori separati/divorziati/non conviventi e non collocatari.”

L’affido dunque in molti casi non è materialmente condiviso! Molti sono i casi dei genitori, in larga parte padri, che pur essendo disponibili ad esercitare appieno la propria funzione genitoriale, si vedono negata questa possibilità. 

E’ opportuno precisare che mi riferisco alla fattispecie dell’affido condiviso e non certo a situazioni nelle quali il giudice tutelare abbia limitato la potestà di uno dei genitori.

Esiste in primis un difetto di comunicazione. È di poco tempo fa il caso di un genitore che ha appreso dal proprio figlio la notizia che quest’ultimo non fosse stato vaccinato, in quanto la madre, destinataria delle comunicazioni sanitarie, aveva scelto in autonomia.

Ma non sono tanto le situazioni estreme a doverci far sobbalzare, peraltro gestite con grandissima professionalità da parte dei servizi del Comune di Bologna, come abbiamo potuto apprendere nel corso dell’U.C. di martedì scorso, bensì quelle che dovrebbero ritenersi normali e che invece spesso si trasformano in un incubo per uno dei due genitori; si moltiplicano i casi di padri (percentualmente il fenomeno riguarda prevalentemente loro) che con la separazione si ritrovano ai margini della società, in situazioni di indigenza economica e psicologica e negati della presenza del figlio che fino ad un momento prima della separazione era una costante della propria vita e che si rivolgono alle associazioni dei papà separati per essere assistiti gratuitamente per veder riconosciuti i diritti del bambino come i propri.  

La stampa nei giorni scorsi ci ha raccontato di quei padri che si rivolgono allo sportello della Caritas e la stessa Cassazione, il 10 maggio scorso, ha stabilito in una sua sentenza che il diritto all’assegno di divorzio è condizionato dalla mancanza di «mezzi adeguati» dell’ex coniuge o, comunque, dell’impossibilità dello stesso «di procurarseli per ragioni oggettive» dando così ragione al marito che non godeva più dello status economico di un tempo.

E’ invece la Corte di Giustizia europea a stabilire che le autorità nazionali devono sanzionare la mancata cooperazione di uno dei genitori, non solo, gli Stati sono tenuti a prendere decisioni rapide perché il fattore tempo può avere conseguenze irreparabili nelle relazioni con i figli.

Credo pertanto sia opportuno che anche l’Amministrazione comunale di Bologna attui tutto quanto in proprio potere per migliorare la qualità della vita e l’educazione dei cittadini, favorire l’eliminazione di alibi che alimentano e o producono de-responsabilizzazione da parte dei singoli e al contempo consentire concretamente l’accesso alle informazioni che riguardano i minori da parte di entrambi i genitori, così come la reale realizzazione del diritto della donna a fruire di pari opportunità nel lavoro e nella vita privata e più in generale ridurre i motivi di conflittualità nei rapporti familiari delle coppie separate.

Per queste ragioni presento un odg per iter ordinario avente  ad oggetto l’istituzione a Bologna del cd. registro per la bigenitorialità. 

Uno strumento che permette di annotare formalmente anche la residenza o il domicilio del genitore non “collocatario”. Nella maggior parte delle separazioni l’affido dei figli è condiviso ma la loro “collocazione” prevalente sancisce anche la loro residenza legale. Da quel momento le istituzioni dialogano unicamente con il  genitore collocatario per tutto quello che riguarda i figli.

Il registro della bigenitorialità permette a entrambi di avere le medesime informazioni (prestazioni sanitarie, consenso medico-pediatrico, firma pagella, iscrizione scolastica, gestione eventi religiosi, centri estivi ecc.). 

L’annotazione del doppio domicilio non incide minimamente sulla sentenza di affido e ha il mero obiettivo di favorire le comunicazioni inerenti il bambino ad entrambi i genitori consentendo anche di prevenire motivi di risentimento e ridurre la conflittualità, eliminando squilibri legati all’essere o meno genitore co-residente.

La mappa dei comuni che stanno adottando il registro è in continua evoluzione.

Qui il link al mio intervento in Consiglio Comunale del 15 maggio 2017 ed il testo dell’odg che  ho presentato e che verrà discusso prossimamente in commissione.

http://comunicatistampa.comune.bologna.it/2017/consiglio-comunale-lintervento-dinizio-seduta-della-consigliera-isabella-angiuli-865

 

Testo dell’odg presentato Registro Bologna

Conoscere la Bigenitorialità e favorirne la migliore applicazione a Bologna – udienza conoscitiva da me richiesta il giorno 10/5/2017

La Convenzione sui diritti per l’infanzia approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il 20-11-1989 stabilisce all’art. 18 comma I:
“Gli Stati parti faranno del loro meglio per garantire il riconoscimento del principio secondo il quale entrambi i genitori hanno una responsabilità comune per quanto riguarda l’educazione del fanciullo e il provvedere al suo sviluppo. La responsabilità di allevare il fanciullo e di provvedere al suo sviluppo incombe innanzitutto ai genitori oppure, se del caso ai suoi tutori legali i quali devono essere guidati principalmente dall’interesse preminente del fanciullo”.
Tali principi sono stati recepiti dall’ordinamento giuridico del nostro paese, con legge di ratifica 76/1991.
La Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (Adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 1979, e ratificata dall’Italia il 10 giugno 1985), che all’art. 5 afferma:
“Gli Stati parte prendono ogni misura adeguata:
b) per fare in modo che l’educazione familiare contribuisca alla comprensione del fatto che la maternità è una funzione sociale e che uomini e donne hanno responsabilità comuni nella cura di  allevare i figli e di assicurare il loro sviluppo”.
L’art. 30 comma I della Costituzione italiana recita:
“E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”.
Infine, la legge n. 54/2006, meglio conosciuta come Legge sull’Affido Condiviso, tradotta nell’art. 337 ter c.c., introduce il principio della bigenitorialità come il diritto soggettivo del bambino affinché possa continuare ad avere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi e a ricevere da ciascuno di essi cura, educazione e istruzione, a prescindere dal rapporto di coppia;
elimina l’assimmetria tra i genitori prima giuridicamente prevista, sancendo la centralità del minore ed il suo superiore interesse;
prevede che con l’affido condiviso, i genitori, in quanto tali, conservino i propri diritti/doveri esercitando entrambi la responsabilità genitoriale; 
estende la tutela educativa e affettiva del bambino agli ascendenti e ai propri parenti di ciascun ramo genitoriale, con i quali ha diritto di mantenere un rapporto significativo;
Non utilizzerò questo breve spazio di un intervento in udienza conoscitiva per fare un excursus della legge o delle degli elementi che hanno portato alla definizione della legge ma vorrei arrivare subito al punto per il quale ho deciso di richiedere questa udienza conoscitiva.
Dal 2006, anno di introduzione della legge sull’affido condiviso, ad oggi sono trascorsi 11 anni. Controllare l’attuazione della legge in questi 11 anni e valutarne gli effetti anche sul nostro territorio deve essere un dovere della politica ed è condizione indispensabile per legiferare in modo puntuale e attento alle richieste dei cittadini tanto più quando queste diventano impellenti e oggetto di sofferenza perché pregiudicano l’equilibrio fisico e psichico dei singoli ed il benessere dei minori e delle relazioni familiari dei quali questi si nutrono.
Si tratta di temi sui quali la politica a mio avviso dovrebbe sempre più giocare un ruolo in anticipo e non come invece spesso accade attendere di essere tirata per la giacchetta dai molti che ne reclamano l’assenza.
La legge 54/2006 sull’affido condiviso rimane tuttora decisamente carente sul piano dell’attuazione e non lo dice la Consigliera Angiuli bensì emerge da un recente rilevamento operato dall’ ISTAT sull’intero periodo 2005-2015 (Report novembre 2016 p. 13) e dalle Valutazioni contenute nella Circolare del Miur n. 5336/2015.
Scrive il MIUR nella circolare citata
“va constatato che, nei fatti, ad otto anni dall’approvazione della legge sull’affido condiviso, questa non ha mai trovato una totale e concreta applicazione anche nella quotidiana ordinarietà della vita scolastica dei minori.
Si invitano, pertanto, le SS.LL. a voler incoraggiare, favorire e garantire l’esercizio del diritto/ dovere del genitore separato o divorziato o non più convivente, anche se non affidatario e/o non collocatario (articoli 155 e 317 c.c.), di vigilare sull’istruzione ed educazione dei figli e conseguentemente di facilitare agli stessi l’accesso alla documentazione scolastica e alle informazioni relative alle attività scolastiche ed extrascolastiche previste dal POF”.
Solo a titolo meramente esemplificativo, si ritiene opportuno segnalare alcune delle azioni amministrative che le istituzioni scolastiche possono porre in essere per favorire la piena attuazione del principio di bigenitorialità a cui ogni minore figlio di genitori separati ha diritto:
inoltro, da parte degli uffici di segreteria delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, di tutte le comunicazioni – didattiche, disciplinari e di qualunque altra natura – anche al genitore separato/divorziato/non convivente, sebbene non collocatario dello studente interessato;
• individuazione di modalità alternative al colloquio faccia a faccia, con il docente o dirigente scolastico e/o coordinatore di classe, quando il genitore interessato risieda in altra città o sia impossibilitato a presenziare personalmente;
• attribuzione della password, ove la scuola si sia dotata di strumenti informatici di comunicazione scuola/famiglia, per l’accesso al registro elettronico, ed utilizzo di altre forme di informazione veloce ed immediata (sms o email).
• richiesta della firma di ambedue i genitori in calce ai principali documenti (in particolare la pagella), qualora non siano in uso tecnologie elettroniche ma ancora moduli cartacei. Si suggerisce, infine, laddove per la gestione di pratiche amministrative o didattiche concernenti l’alunno risulti impossibile acquisire il consenso scritto di entrambi i genitori, ovvero laddove un genitore sia irreperibile, di inserire nella modulistica la seguente frase:
“Il sottoscritto, consapevole delle conseguenze amministrative e penali per chi rilasci dichiarazioni non corrispondenti a verità, ai sensi del DPR 245/2000, dichiara di aver effettuato la scelta/richiesta in osservanza delle disposizioni sulla responsabilità genitoriale di cui agli artt. 316, 337 ter e 337 quater del codice civile, che richiedono il consenso di entrambi i genitori”.
Confida nella disponibilità delle SS.LL per dare l’opportuna diffusione, nelle forme comunicative ritenute più idonee, alle azioni che le singole istituzioni scolastiche possono porre in essere per favorire il rispetto delle norme sopra citate e, soprattutto, per promuovere il rispetto dei diritti educativi dei minori figli di genitori separati/divorziati/non conviventi e non collocatari.”
Il fatto è che l’affido in molti casi non è materialmente condiviso!
A fronte di questo vuoto applicativo sono moltissimi i genitori non collocatari che si rivolgono alle associazioni per reclamare il riconoscimento dei diritti in primis dei figli di poter vivere con entrambi i genitori.
Le comunicazioni inerenti i figli provenienti da diversi enti o istituzioni quali la scuola la parrocchia le aziende sanitarie ed altre non sempre vengono rivolte ad entrambi i genitori. È di poco tempo fa il caso di un genitore che ha appreso dal proprio figlio la notizia che quest’ultimo non fosse stato vaccinato. In questo specifico caso essendo la madre destinataria delle comunicazioni inerenti le vaccinazioni da parte dell’Asl non aveva condiviso con l’altro genitore la decisione di non vaccinare il figlio il quale ha poi informato il padre della non avvenuta vaccinazione.
Ma non sono tanto le situazioni estreme a doverci far sobbalzare quanto quelle che dovrebbero ritenersi normali e che invece spesso si trasformano in un vero incubo per uno dei due genitori.
Credo pertanto sia opportuno attuare tutto quanto in nostro potere per migliorare la qualità della vita e l’educazione della nostra comunità, favorire l’eliminazione di alibi che alimentano e producono deresponsabilizzazione da parte dei singoli, consentire concretamente l’accesso alle informazioni che riguardano i minori da parte di entrambi i genitori, consentire la reale realizzazione del diritto della donna a fruire di pari opportunità nel lavoro e nella vita privata, più in generale abbassare la conflittualità nei rapporti familiari delle coppie separate.
Il registro per la bigenitorialità
E’ uno strumento che permette di annotare formalmente anche la residenza o il domicilio del genitore non “collocatario”. Nella maggior parte delle separazioni, infatti, l’affido dei figli è condiviso, ma la loro “collocazione” prevalente sancisce anche la loro residenza legale. Questo significa che le istituzioni dialogano unicamente con un genitore per tutto quello che riguarda i figli, salute e scuola, ad esempio. Il registro della bigenitorialità permette a entrambi di avere le medesime informazioni.
La mappa dei comuni che stanno adottando il registro è in continua evoluzione. Hanno detto sì città come Verona, Siracusa, Parma, Savona e Bari. Altre hanno detto no, Modena e Cesena, ad esempio.
Alcune stanno discutendo come Torino e Milano. Insomma il massimo dell’incertezza. L’ ‘istituzione di tale registro a Bologna è auspicabile e per questo desidero manifestare la mia intenzioni di depositare un Odg da trattare in Consiglio Comunale per l’istituzione e la regolamentazione del Registro anche a Bologna.
La creazione e l’aggiornamento di un Registro Comunale della Bigenitorialità consentirà a chiunque lavori con i minori nell’esercizio delle professioni socio-sanitarie e delle professioni scolastiche (prestazioni sanitarie, consenso medico-pediatrico, firma pagella, iscrizione scolastica, gestione eventi religiosi, centri estivi ecc.) di inviare ad ambedue i genitori copie delle suddette comunicazioni.
Con la disponibilità di tale Registro, entrambi i genitori del minore avranno la possibilità di annotare la propria diversa domiciliazione legandola al nominativo del proprio figlio, in modo che le diverse istituzioni che si occupano del minore possano conoscere i riferimenti di entrambi i genitori rendendoli partecipi di ogni comunicazione che lo riguardi.
Il registro sarà disciplinato da apposito regolamento e costituirà un segnale di attenzione e di civiltà nei confronti delle persone e delle famiglie, ma soprattutto dei bambini e delle bambine, allo scopo di prevenire motivi di risentimento e ridurre la conflittualità, eliminando squilibri legati all’essere o meno
genitore co-residente.